Turismi da incubo #6

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Facendo il confronto tra il sistema turistico Italiano e quello Spagnolo, viene in mente la storica partita Olanda – Uruguay dei Mondiali di calcio del ’74.
In campo c’era solo una squadra.  L’Olanda di Cruyff e Neeskens, che venne subito battezzata ‘arancia meccanica’ e che faceva pressing, fuorigioco, inventava decine di azioni da gol, attaccava e difendeva in massa.
Era il calcio totale.  E schiantò per sempre il vecchio modo di giocare.

Oggi sui campi dove si compete per vincere la sfida del turismo internazionale, la Spagna gioca la stessa partita dell’Olanda, con analogo modulo di gioco.
L’Italia turistica invece fa l’Uruguay.
Non ha capito che si gioca una partita nuova.
No, l’Italia è sempre uguale a se stessa, innamorata del suo vecchio catenaccio. Continua a perdere partite, ma non cambia nè squadra, nè allenatore, nè modulo, nè mentalità di gioco.

La Spagna è reattiva, atletica e gioca un turismo mirato, dinamico, agile e aggressivo. Tutti i suoi giocatori hanno un idea piuttosto  chiara di cosa fare in campo. Discute, litiga, misura, informa, ridiscute, ri-litiga, ri-misura e ri-informa.
Poi decide. Non senza polemiche, non senza malumori, ma decide.
E scrive le decisioni prese su piani, documenti, slides, libri per fissare dei punti fermi e misurarne gli effetti.
E scrive saggi, articoli, libri e condivide azioni, investimenti, obiettivi. E risultati.
Crea e diffonde capillarmente cultura turistica.  Si muove concependo piani e azioni centralizzati che si integrano con piani e azioni dei sotto-sistemi turistici.

Insomma, gioca il turismo totale sul mercato totale.
Ha piani nazionali e piani locali. Ogni anno aggiorna i suoi studi e coinvolge i players ad essere proattivi. Studia le nicchie dei tanti turismi e trova azioni e finanziamenti ad hoc.
Non perde tempo a privatizzare aeroporti, ma ritiene invece che attraverso lo Stato (Aena) sia strategico controllarne lo sviluppo, scegliendo le politiche in funzione degli obiettivi dei singoli territori. Puntualmente, ad aprile la società di consulenza Deloitte distribuisce un utile report sulle aspettative del Mercato turistico che è un punto di riferimento.

Non è un caso che nel World Economic Forum 2015, in relazione al Travel e Tourism Competitiveness Index, la Spagna abbia il primo posto al mondo. L’Italia l’ottavo.

L’Italia ha un Piano Strategico del gennaio 2013, fatto dal Ministro Gnudi (tocata y fuga), che forse non rappresentava l’ottimo, ma già rispetto a quanto (non) visto con il suo predecessore Michela Brambilla era  un bel passo in avanti.
Ma purtroppo è un piano già dimenticato, nato perdente e presto chiuso nel cassetto.

Le nostre 20 regioni, invece, vogliono fare ostinatamente l’Uruguay. Ciascuna vuole andare per proprio conto. Micro azioni, micro budget, micro risultati.
Siamo ancora turisticamente anarchici. Siamo ancora l’Italia medioevale dei comuni. E siamo oltre ottomila.

Nel frattempo il divario di fatturato turistico prodotto in rapporto alla Spagna, nel 2014 ha superato i 20 miliardi di dollari.

Come nel ’74 appunto. Non c’è partita.
Turismo totale batte turismo catenacciaro: 2-0.

Adiosu

Lucio

 

 

 

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