Che futuro per l’Università di Cagliari?

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Con il primo turno di votazioni per le elezioni del nuovo Rettore, l’Università di Cagliari domani cambia pagina: tanti occhi saranno puntati su di noi, tante le attese ed altrettante le aspettative.
Si chiude l’era Melis: è stato un mandato difficile, complesso, attraversato in pieno da quella sciagura che è stata la Legge 240 (“Gelmini”) che ha stravolto, in peggio, il mondo accademico italiano; chi come me, allora salì sui tetti per protestare contro quella legge, non può sorprendersi di ciò che accade ora. Siamo in un momento cruciale per il futuro dell’Università italiana e chi succederà a Melis avrà l’oneroso compito di governare questa fase delicata.
Cosa mi aspetto dal nuovo Rettore?
Intanto un quadro chiaro dei candidati si trova in:
http://sites.unica.it/unica15-21/
una piattaforma di confronto su 21 domande che, insieme ad un nutrito gruppo di docenti dell’Ateneo, abbiamo proposto ai 5 candidati, per comprenderne idee, proposte, progetti.
In generale vorrei che il nuovo Rettore possa da subito rafforzare in maniera sensibile e forte il ruolo dell’Università come Istituzione pubblica, quella con la “I” maiuscola, soggetto attivo e centrale intorno al quale si costruisce lo sviluppo sano di una collettività, luogo centrale di confronto, di dibattito, di cultura, di ricerca, di formazione. Perché ribadire tale ruolo?
Innanzitutto perché l’Università è la sede dove si forma la classe dirigente del domani, l’asse portante della società del futuro: da qui usciranno i futuri medici, avvocati, ingegneri, insegnanti, commercialisti, ect. Se vogliamo che siano preparati, competenti, qualificati, dobbiamo puntare su una Università altrettanto preparata, competente, qualificata.
Poi perchè puntare sulle eccellenze, sulla qualità della ricerca che genera sviluppo e conoscenza, sulle relazioni internazionali e sui network di ricerca, sulle sinergie con i territori e con le loro vocazioni, significa dare una nuova e forte opportunità di rilancio alla Sardegna: il processo non è però automatico, vanno create le giuste relazioni, le corrette integrazioni con i mondi aziendali ed associativi, per realizzare quella sinergia che sta alla base dei sistemi di cooperazione istituzionale che rende le società più forti e mature.
Credo molto in questo ruolo istituzionale, autorevole ed impegnativo, e pertanto mi aspetto un Rettore che possa, insieme a tutti, ribadirlo e attuarlo, scrollandosi di dosso quell’etichetta di Università di serie B che qualcuno, più o meno consapevolmente, sta tentando di affibbiarci.

Gianfranco Fancello

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