#icare e le www.officine2020.com di #ic

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Ossia quel che avrei detto se avessi parlato venerdì scorso a nome di www.sardegna2050.it

icare Nicola

Per la statistica italiana, se sono fortunato, oramai sono un uomo di mezz’età ed in effetti condivido che sia opportuno smettere con questa cosa dei giovani all’infinito. Lo dico a livello generazionale. abbiamo l’età che abbiamo, viviamo con la vitalità di cui siamo capaci.

Aveva ragione De Andrè, i kg sono come le nuvole, vanno, vengono ed ogni tanto si fermano, poi dopo 10 mesi di spuntini in barbagia per www.makeinnuoro.it e gli altri viaggi non posso certo fare flessioni in aereo o crunch in macchina mentre guido. prima o poi spariranno (per ritornare :D).

Sono libero professionista, mi occupo d’innovazione per le politiche pubbliche e per le imprese, ivi comprese quelle che ancora non esistono che sono quelle che danno maggior soddisfazione.

Cerco di seguire tutto, mi muovo molto, nel 2014 157 decolli e 70.000 km, dormo poco e passo un fantastiliardo di ore proprio dentro il web, muovo più bit che me stesso, è tutto li il gioco.

Sgombriamo il campo da un equivoco: l’ecosistema dell’innovazione è un mondo povero per definizione proprio perchè è nel confine tra quel che c’è e qual che ci dovrebbe essere, è il motore del cambiamento culturale più necessario che mai in questi tempi, ma non girano soldi, in generale anzi c’è parecchia resistenza, come sapete chi vuol cambiare in genere da più fastidio che altro 😉

Parlare dopo Silvano Tagliagambe e tutti gli altri sarebbe stata una condanna, è la cosa più difficile che esista, ogni volta che abbiamo un evento o un lavoro da fare insieme, è imbarazzante, chiedo scusa in anticipo a lui ed al pubblico, da vero indegno relatore, in genere facciamo a gara per parlare prima in modo che ci sia un crescendo anzi che il calo 😀

Mi occupo d’innovazione per non fare l’avvocato :D, scherzi a parte, fatto a fan di Emilio Lussu, ti rispondo con le parole di Gramsci, lo faccio perchè anche io odio gli indifferenti, ho energie e le devo spendere nei percorsi che mi appassionano. e ciò che mi appassiona sono i temi di frontiera, sono i processi di cambiamento. il mercato mi riconosce di riuscire a pensare, vedere, scrivere ed attuare proprio sugli scenari, è li che spendo energia, perchè ci credo, perchè vedo che in molti magari non hanno le forze o l’entusiasmo che posso avere io (per fortuna ci sono caratteri differenti).

Chi più ha è giusto che più dia e, se tutti applicassero a loro modo il give back, il mondo sarebbe migliore ed andrebbe meglio, in tanti dovrebbero ricordare che la bara non ha tasche.

Poi perchè come insegna Silvano ed a breve scriverà (mi perdonerà per la citazione) la creatività è al confine con le patologie mentali, esattamente dove vivo io che non sono a piombo, nel mondo del possibile adiacente, quello dell’innovazione possibile.

Occuparsi d’innovazione nelle politiche pubbliche è oggi l’unico modo per uscire dal guado. ha ragione la Mazzuccato, è li che servono investimenti di medio e lungo periodo ed è corretto che sia proprio il pubblico a farlo.

Sono stanco di continuare a vedere che fare innovazione in Italia è fare l’ordinario, è indispensabile oramai mettersi a fare le cose che servono, serve ragionare per scenari e linee di tendenza, serve avere una visione, una strategia e la capacità di attuarle.

Le politiche pubbliche sono come una partita a tennis, per giocare servono le palle, serve coraggio, solo con forti scommesse di prospettiva ci possiamo risollevare.

Attualmente ci sono più soldi che idee e visioni #sappiatelo … a partire dalle cose ovvie, abbiamo un apparato legislativo che è pensato per quando il web non esisteva e vi ho detto tutto, abbiamo gli apparati amministrativi pensati per quando il mondo era altro, non abbiamo una risposta contemporanea che possa essere efficace per i grandi problemi che a breve dovremo affrontare: cibo, acqua, aria, salute, invecchiamento, cyber security, democrazia della rete solo per citarne alcuni.

E’ importante poi occuparsi d’innovazione anche nel privato, perchè il mondo è cambiato e continuerà a farlo a velocità progressive, serve quindi nuova impresa e rinnovamento dell’esistente; qui è determinante la capacità di interpretare i bisogni attuali e potenziali delle popolazioni e su quello dare risposte nuove, smart e sostenibili, qui il digitale non solo come soluzione finale ma soprattutto come infrastruttura di base e di processo la farà da padrona.

Sull’importanza dell’innovazione nei profili lavorativi. Anche qui, sono convinto che, così come i sindacati e le associazioni di categoria, per non dire i partiti, oramai non solo non rappresentano la realtà, non riescono ad interpretarla e non esprimono le necessità degli iscritti ma proprio non riescono a leggere il mondo. Così i dipendenti pubblici e privati, i professionisti e così via, devono metabolizzare che gli schemi consolidati del mondo e del mercato del lavoro su cui ragionano non esistono più da tempo. seguendoli si arriva ad una roba come la Grecia e via discorrendo.
Serve interpretare se stessi nel proprio ruolo in maniera contemporanea e dinamica, se mai ci saranno imprese che assumeranno, ad esempio, cercheranno come dipendente una figura molto simile ad uno startupper, idem per i dipendenti pubblici.

Perché esiste un collegamento tra innovazione e creazione di nuova impresa? Per varie ragioni: è li che si fa oramai R&S in outsourcing, è li che si sviluppa la sharing economy, è li che gli open data (ad averne di più!) si trasformeranno in soluzioni per i cittadini, è li che c’è e ci sarà risposta ai problemi occupazionali, dei migranti, dello spopolamento, dell’invecchiamento della popolazione.

Auguro a tutti innovazione e cambiamento per fatti concreti, non nelle parole né nei convegni che non sono generativi (e francamente hanno rotto i coglioni).

Quindi, ringrazio Dandy Massa e tutti gli amici delle Officine Permanenti per l’invito e per avermi reso partecipe, ringrazio Roberto Spano e Peppone Pirisi (e con loro tutti i relatori) per i pensieri sulle generazioni e sull’intelligenza connettiva.

Una bella esperienza di contaminazione e fertilizzazione reciproca in cui, per mero spirito di volontariato, molte persone hanno animato uno spazio pubblico con musica, arte, pittura, teatro, scultura e pensieri sul futuro dell’isola.

Con tutta la grinta che posso, io lo dico a voi, ma voi per piacere ditelo la tutti: #avantitutta!

Buon vento, Sardegna mia, ne hai davvero bisogno 😉

 

ps -> presto su http://www.ejatv.com/ il reportage

 

Nicola Pirina

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