Migranti

0
130

migrantesLa genuinità quotidiana dei pensieri e delle azioni

L’ultimo sabato pomeriggio è stato per me un momento di riflessione sul concetto di integrazione.

Nel mentre che a Cagliari, così come altrove, si celebrava a vario titolo la giornata dell’orgoglio, a Stampace vivevo un felice momento di fusione di una ventina circa di etnie differenti, tra coppie multietniche, bambini in affido, badanti, operai specializzati, factotum, professionisti, lavoratori dipendenti e free lance. Ogni tanto notavo anche qualche sardo :D.

Musica, cibo (dal tradizionale al brasiliano), birra, bibite, palloni. Un campo da calcetto ospitava quest’allegra combricola che festeggiava il compleanno di una bambina.

Dalle sei del pomeriggio nel centro storico di Cagliari, fino a notte inoltrata, ho avuto modo di confrontarmi con esperienze che dalla Thailandia arrivavano fino all’est Europa, passando dall’Africa per arrivare alla sponda sud est del mediterraneo. Così per citare gli aggregati maggiori. Non mancava il Sud America e c’era pure qualche lombardo. 😉

Mi hanno portato a ragionare appunto sul concetto dell’integrazione e sulla necessaria cultura.

Vero è che se non ci fossero state e non ci fossero tutt’ora profonde azioni sociali e culturali, vissute anche come manifestazioni esterne e pubbliche per la rivendicazione dei diritti, probabilmente non ci troveremo al punto in cui siamo.

Vero è altrettanto, che funzioni importanti della tutela di questi diritti derivano però dalla pratica di vita concreta che viene condotta tutti i giorni, delle famiglie, dall’educazione, la pratica che deve essere vissuta dentro le scuole, dentro l’università, nella formazione delle future generazioni, del futuro popolo globale.

La parità di genere, di razza, di colore, di religione, di sesso, di fede politica e così via, trova la sua miglior realizzazione nel nostro corretto affermarlo nella vita concreta di tutti i giorni, nell’accettarlo qual è, quindi quale fatto umano naturale, della vita, un fatto che la storia ci dovrebbe aver già insegnato a vivere come tale, come fisiologia nella società, esattamente come tanti altri.

Così come per fare innovazione non è più necessario parlarne nei convegni, così, per fare integrazione, per far comprendere che i propri diritti hanno oramai confini e geografie più estesi rispetto a tanti anni fa, è necessario praticarlo, è necessario curarlo negli affetti, nello studio, tutti i giorni, con la semplicità e serietà propria di ciascuno ed in base alle situazioni.

Quando ero piccolo io, l’integrazione a scuola stava nel non essere tutti figli di medici o avvocati, oppure di non essere tutti dello stesso quartiere, oggi è data dalla naturale presenza in classe di etnie diverse. Il mondo e le sue regole sono cambiate e continueranno ad evolversi con ancora maggior velocità. L’assottigliamento delle distanze ci avrebbe già dovuto aprire gli occhi.

Siamo tutti migranti, a vario titolo, ma lo siamo tutti.

Manu Chao in clandestino diceva che “mi chiamano clandestino perchè non porto i documenti” … e allor anche oggi, quali sono i documenti del globo mondializzato?
A momenti non è più illegale neanche la marijuana, forza #svegliamoci.

E come sempre io lo dico a voi, ma voi per piacere ditelo a tutti, #avantitutta.

Nicola Pirina

 nicola pirina

Rispondi

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome