#sardegna2050 per il distretto culturale del nuorese

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Intervento di Nicola Pirina al lancio del progetto della CCIAA di Nuoro – Distretto Culturale del Nuorese – Nuoro, 17 luglio 2015
Saccheggiando a piene mani gli studi e la produzione scientifica del prof. Silvano Tagliagambe, che pubblicamente ringrazio – e non solo per questo – ma perchè costantemente ha la pazienza di scrivere e spiegarci le linee di tendenza, dandoci strumenti e chiavi di lettura sempre originali – #15minuticolprofessoretuttiigiornifannobene – e mettendoci immodestamente anche un pizzico del mio ;-), 7 spunti da 30 secondi in cinque minuti (escluse premesse e conclusioni :D).

Il tema era “Come vedi il distretto culturale del Nuorese tra molti anni?”, la mia visuale era l’innovazione, (con l’avvertenza che il perimetro delle industrie culturali è tutt’altro che semplice da afferrare),
il mio ragionamento era, per concetti, il distretto della cultura del Nuorese resisterà sino al 2050 se ...

1° se
Se interpreterà correttamente i propri capitali.
Così come quello ambientale, il patrimonio culturale deve essere tutelato quale bene rifugio infungibile.
al tempo stesso, però, deve essere valorizzato per far sì che la sua frequentazione diventi abitudine e che generi sviluppo, quindi crescita economica per i territori (e per le filiere naturalmente connesse e connettibili). Purtroppo però, esattamente come il turismo, ad oggi ben lontano da essere industria ed attualmente assestato a mera fenomenologia, l’industria culturale ha necessità di un cambiamento radicale, che non comporti un pallido copiare di quel che viene fatto altrove.
Non serve infatti forte attenzione alla storia se non si ha un chiaro progetto per il futuro.
Serve quindi un cambio di paradigma, a mio avviso incentrato sui processi d’innovazione, non solo digitale, ma che trova nella tecnologia la risorsa principale.
perchè, che piaccia o meno, l’innovazione digitale migliorerà la vita delle persone.

2° se
Se avrà il coraggio d’essere disruptive.
E’ chiaro che la tecnologia e l’approccio non convenzionale abbiano cambiato (e soprattutto cambieranno in futuro) la vita delle aziende insieme a quelle dei loro clienti.
Serve originare cambiamenti che modificano radicalmente i modelli precedenti.
Ebbene, colui (distretto o personale fisica o azienda) che sa interpretare al meglio questo processo, anziché chiedersi come creare un nuovo prodotto, deve domandarsi come dare alle persone qualcosa che vogliono e di cui hanno reale necessità.

3° se
Se scoverà le possibilità.
E’ nevralgico identificare rapidamente le prossime esigenze delle persone, quello che i clienti chiederanno in futuro e offrire soluzioni facili e veloci. Non si deve peccare di eccessiva concretezza, stando troppo attaccati al prodotto di partenza, né di troppa inconcretezza.
Per esser pronti al cambiamento serve una situazione instabile ma creativa, caratterizzata equilibrio quindi tra ordine e disordine, stabilità e flessibilità, utopia e realtà, in fibrillazione tra le interconnessioni.
paradossalmente l’attuale situazione italiana è favorevole, almeno da questo punto di vista.
Serve percepire la realtà come un processo in divenire e non come un qualcosa di già definito.

4° se
Se si metterà nei panni dell’utenza.
Bisogna ricordare quanto è stato rilevante il passaggio dal modello di produzione in cui il fornitore e il cliente si interfacciavano attraverso il prodotto, alla transizione verso il prodotto-servizio. Ne è scaturito un cambio di paradigma che ha comportato l’abbandono di un approccio indifferenziato, a favore di relazioni interpersonali tipiche dei processi di servizio. Nn servizio, infatti, è un gioco a somma positiva, in cui prestatore d’opera e cliente vincono o perdono insieme.

5° se
Se comprenderà la crescente relazione tra persone e tecnologia.
C’è convergenza tra gli ambienti naturali e i contesti artificiali prodotti in particolare dagli sviluppi ict. La nostra vita è già diventata una sequenza di momenti mobili che hanno cambiato quel che possiamo fare ed anche le nostre aspettative. quando, ad esempio, non troviamo immediatamente ciò che vogliamo cerchiamo subito sui nostri dispositivi mobile. E’ quindi collezione di atomi e bit che converge.

6° se
Se anche il territorio si dimostrerà intelligente.
Il nostro paese viene percepito come sostanzialmente tecnofobico e refrattario alle innovazioni. questo è perchè mancano alcuni snodi del cosiddetto milieu innovateur (insieme di relazioni che portano a unità un sistema locale di produzione, processo dinamico localizzato di apprendimento collettivo). Ma se lo spazio anziché estensione e distanza diviene relazionale e se il tempo diviene ritmo dei processi di apprendimento e di innovazione/creazione, allora ad essere determinanti non sono soltanto gli aspetti di prossimità geografica, bensì anche e soprattutto quelli che scaturiscono da una prossimità socio-culturale, definibile come presenza di modelli condivisi di comportamento, fiducia reciproca, linguaggi e rappresentazioni comuni e comuni codici morali e cognitivi.

7° se
Se saprà sapientemente declinare la tecnologia nel rispetto degli scenari di tendenza
quali tecnologie in quale connessione per il futuro di un distretto culturale?
certamente sviluppo app e hardware, servizi e contenuti, ICT based per (indicazione esemplificative e non esaustiva):
– acquisizione, conservazione, valorizzazione e fruizione dei patrimoni
– interazioni machine to machine per il monitoraggio e per il controllo ambientale
– formazione e riuso dei dati digitali (ppaa) per scopi diversi e da utenti diversi
– sensoristica wireless innovativa
– costruzione di ambienti intelligenti
– tecnologia dei materiali per i restauri (dagli strumenti e nuove materie)
– creazione di servizi innovativi di fruizione e personalizzazione anche sensoriale per gli utenti
– spazi virtuali di accesso tramite soluzioni immersive e interfacce naturali
– tecnologie per la realizzazione di produzioni che prevedano performance all’unisono di artisti
– invenzione di nuovi marketplace per la vendita dei propri prodotti, sia b2b sia b2c, che ibrido
– implementazione di meta prodotti
– tecnologia ed intelligenza per gli ambienti quanto a luce, aria, umidità e temperatura
– analisi ed approfondimento dei tessuti
– sviluppo di videogame e giochi interattivi su mobile e/o sull’interazione mediata da gesti
– robotica e cibernetica applicata
– digital fabrication per tutto il perimetro dell’industry

Conclusioni.
Il Mar Mediterraneo è un immenso museo subacqueo, la terra di Sardegna avrà chissà quanti giacimenti museali. Il nostro paese, pur essendo considerato il più grande giacimento di risorse culturali e pur non mancando di creatività e di livelli qualitativi eccellenti, ha ancora molto da sviluppare per fare impresa in questo ambito. Lunga è la strada, irto è il cammino, ma è uno dei pochi plausibili.
Ricordo a tutti che l’art. 9 della nostra Costituzione recita: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
Cioè da tempo si è compreso che le cose di cui parliamo siano geneticamente collegate. Cerchiamo di non lasciarlo disapplicato come tante altre cose 😉

e come sempre, con tutta la grinta che posso, io lo dico a voi ma voi ditelo a tutti: #avantitutta

Vostro affezionatissimo Nicola

p.s.1 -> non esiste luogo in cui non si può scommettere, contano le idee e soprattutto le persone, la cui grinta, determinazione e voglia di fare devono essere direttamente proporzionali alla visione messa in campo

p.s.2 -> Dio non voglia che l’acronimo naturale del distretto (dcn) venisse usato nel piano di marketing

p.s.3 -> non fate l’errore di considerare le scuole solo nelle azioni, è uno dei più promettenti bacini di creatività e per la creazione d’impresa di nuova generazione

p.s.4 -> i mezzi sono il fine in costruzione (cit. menne che cita pira)

p.s.5 -> non costruite un uno portale fisico del distretto, immaginateli diffusi, così come i fab lab o i living lab, sarà più coinvolgente l’azione della rete

p.s.6 -> nuoro ha dignità e statura in quanto tale, non ha necessità, per legittimarsi, di auto definirsi l’atene della sardegna

p.s.7 -> buon vento Sardegna mia, buon futuro

 

Nicola Pirina

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