Scusate l’anticipo, o del Turismo (ir)ragionevole

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Mentre nel mondo i concetti di sostenibilità, marketing della destinazione, esperenzialità cominciano ad avviarsi verso l’obsolescenza e già si guarda a nuovi paradigmi, nella nostra piccola isola (quasi) felice la stagionalità continua a farla da padrona e i turismi alternativi, figli di un dio minore, continuano ad essere piccole nicchie guidate dall’estemporaneità alle quali pochi credono e che comunque ancora non riescono ad incidere sui grandi numeri.

La crescita estiva che da 4 anni ci sostiene – e come è noto non esclusivamente grazie a meriti nostri – ci sta purtroppo illudendo.
Non vedendo quanto veloci corrono gli altri competitors, progressivamente ci stiamo auto-convincendo di trovarci non solo al centro del Mediterraneo, ma proprio al centro del mondo turistico.

E’ la sindrome di chi non apre mai la finestra per vedere cosa accade fuori, si chiama Agorafobia; è la paura di uscire di casa, che nel nostro caso possiamo anche definire auto-referenzialità, o sindrome del turismo irragionevole.

 

Nel prepararci a celebrare l’ennesima stagione dei record di arrivi, ci concentriamo sugli aspetti quantitativi e dimentichiamo quelli qualitativi.

I tre aeroporti della Sardegna nei mesi di Aprile e Maggio 2017, ci avevano regalato quasi 200.000 passeggeri in più rispetto al 2016, cioè circa 100.000 arrivi addizionali. Il 41% di questi classificati come turisti internazionali.

Discorso analogo, anche se con valori leggermente inferiori, si prevede nel bimestre aprile-maggio 2018, dove gli arrivi dovrebbero crescere di ulteriori 50.000 unità prevalentemente nella componente internazionale.

 

I giudizi che rimbalzano sui social, tuttavia non sempre sono lusinghieri: tutto ciò che è risorsa naturale, in qualche misura indipendente o quasi, dall’uomo, riporta una percezione positiva, spesso addirittura un giudizio entusiastico. Al contrario, molto di ciò che dipende dall’homo turisticus, sia esso operatore o local invece, è talvolta sotto la sufficienza.

Località in prolungato letargo, strutture ricettive chiuse, ristoranti blindati, servizi inattivi, numeri di telefono che squillano a vuoto, spiagge sporche (e non solo ingombre di poseidonia), cartellonistica fuorviante, strappata, mancante ecc.

Un lungo elenco di piccoli e grandi elementi che sembrano messi li a respingere le pacifiche e spesso facoltose mini-invasioni turistiche.

Appare chiaro che in molti casi la propensione alla spesa non ha trovato la giusta soddisfazione.

I turisti che arrivano in Sardegna secondo le statistiche spendono meno della media nazionale non per cattiva volontà, ma perché mancano le occasioni di spesa: mancano i servizi

 

E’ l’apoteosi del turismo irragionevole.

Di quelli che non credono affatto che aprile e maggio possano portare turismo. Quelli che degli arrivi addizionali non hanno nessuna intenzione di occuparsi. Non ci credono. Quelli che nonostante i numeri raccontino di una lenta ma costante crescita, e di un anticipo della stagione,  hanno continuato a fare come se niente fosse. Quelli che dicono di voler  “educare” il turista: “deve seguire i nostri ritmi, i nostri orari, le nostre abitudini”. E’ lui che si deve adattare a noi e non viceversa.

Non gli parlate di prodotto complesso e articolato che necessita di cooperazione tra i diversi operatori/produttori di servizi, né di coinvolgimento attivo del cliente. Scordatevi di accennare a prodotti-servizi costituiti in buona parte di aspettative, sogni e fantasie del cliente.

Quelli che credono solo nell’alta stagione, sanno già cosa vuole il turista. Loro sanno come fare, perché fanno così da anni.

Non hanno mai sentito la citazione di Murray Hopper, il padre del Cobol, “la frase più pericolosa in assoluto è: abbiamo sempre fatto così”.

 

Sono la proiezione di un industria ancora fragile e soggetta a forze esterne – molte delle quali fuori dal nostro controllo – che sta anche beneficiando di una congiuntura internazionale estremamente favorevole, e che fatica a imboccare la strada giusta.

Forse anche perché non sa esattamente dove andare.

 

Dobbiamo allora riparlare di strategie, di approfondimento delle motivazioni, di emozioni, e di valori attesi.

Ma anche di innovazione nei prodotti turistici, di rinnovamento delle strutture organizzative, di ripensamento dei comportamenti del passato, di integrazione tra soggetti che promuovono gli stessi territori.

 

Per passare dal turismo irragionevole al turismo ragionevole, dobbiamo provare a rifondare i fondamentali: con un bagno di umiltà, senza accusare istituzioni, senza richiamare altri alle loro responsabilità, partendo questa volta solo da noi stessi.

Immaginiamo alcune  direttrici di lavoro:

  1. formazione avanzata e su basi continuative di tutti gli operatori della filiera e degli amministratori locali secondo calendari  ( territorialmente capillari) dedicati a imprese turistiche, politici e  associazioni di categoria;
  2. integrazione attraverso occasioni di dialogo codificate con gli operatori di filiere complementari (agroalimentare, beni culturali, patrimonio archeologico…);
  3. organizzazione di tutto il settore OTA in un unico portale certificato dalla R.A.S. che possa essere promosso unitariamente e possa offrire una gamma di pacchetti turistici completa;
  4.  immissione nel sistema turistico di giovani start-up con energie e menti fresche che possano portare innovazione, idee e tecnologie al passo con i tempi.

 

Chi mai potrà realizzare un programma del genere?

A.A.A. Cercasi Demiurgo

 

Lucio

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