#SmileSchool – C come Comunità

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Scuola.

Luogo di formazione del cittadino.

Luogo di maturazione dell’uomo e della donna.

Luogo di crescita della persona. Preferisco persona a individuo, evoca forse meno il solipsismo narcisistico che avvolge stretto il nostro vivere.

Alleviamo i nostri piccoli per la vita in società, la condivisione, il rispetto dell’altro, il dialogo,  il confronto; ciascuno dentro la sua bolla.

Un multiverso di bolle che si incrociano, si sfiorano, si scontrano e talvolta scoppiano.

La scuola sarebbe designata a dare un senso alla danza che ne deriva.

A trovare una coreografia che renda armonica l’andatura di ciascuno nel palcoscenico che raccoglie tutti.

E non sempre li accoglie.

Chi decide la pièce da mettere in scena?

Come avviene il processo di inclusione di chi danza fuori tempo, di chi non sa danzare, di chi non vuole danzare, di chi non apprezza quella danza?

Quanta consapevolezza è necessaria negli addetti ai lavori, gli esperti?

Quanta finezza per delineare la scenografia?

Quanta accuratezza per assegnare le parti in maniera equilibrata?

Quanta attenzione per coordinare i passi di tanti, diversi per stile, per impegno, per capacità, per attitudini?

Il lavoro della scuola sarebbe questo: assemblare una molteplicità di persone, che co-costruiscano un progetto dopo aver individuato le finalità; che scelgano gli step e li adattino agli studenti che hanno di fronte, seguendoli nel processo di crescita.

Comunità, dunque.

Dibattito sui valori di fondo;

Confronto con il territorio nel quale si opera e con gli attori interni;

Valutazione e condivisione delle intenzioni;

Canovaccio del processo per raggiungerle;

Decisione sulle modalità organizzative;

Comunità.

Implica la deliberata volontà di stare insieme; talvolta perchè ci si sceglie, talvolta perchè ci si trova;

Implica la volontà di costruire insieme;

Implica la consapevolezza del cammino selezionato fra le opzioni possibili;

Comunità è sentirsi parte;

Il piacere di sentirsi parte;

Il piacere di scegliere un cammino da percorrere in armonia, aiutandosi a vicenda nei momenti ombrosi, sostenendosi quando si è affaticati, gioendo insieme per le conquiste.

Perchè crescere non è solo arduo, laborioso e faticoso.

Maturare è soprattutto un’avventura piena di sorprese, un gioco caleidoscopico nel quale svelare immagini policrome, fantasticare alternative, provarle e sbagliarle, tornare indietro e ripartire.

E’ complesso ma non sempre complicato.

E’ multiforme ma non sempre inintellegibile.

E’ pieno di dilemmi ma non sempre insidioso.

Può essere persino divertente.

Costruire una comunità partendo da una scuola non è semplice, né veloce.

Una scuola è un mondo parallelo, esiste per norma  e non per elezione.

Chi ci lavora non si conosce, non ha vite simili, non ha esperienze comuni.

Chi la frequenta come studente si trova a dover coniugare intenti, comportamenti, regole non sempre esplicitate dai docenti e dal personale scolastico.

Ciò che è lecito per qualcuno è proibito per altri; ciò che è apprezzato in alcuni contesti è escluso in altri; ciò che è perseguito da alcuni è respinto da altri.

In linea di massima però, i divieti superano le licenze; il dovere domina sul piacere; il sacrificio è superiore al diletto.

Le passioni sono sgradite, malviste,  invise, al meglio scoraggiate.

L’ordine sottostà al controllo; il controllo alla ragione; la ragione alla regola; la regola alla punizione ; la punizione al silenzio; il silenzio alla stasi.

Non necessariamente in quest’ordine.

Quel che emerge con chiarezza è che divergenza, creatività, movimento, mescolanza vengono confinate al di là della cornice che delimita il campo dell’istruzione, e dell’educazione, e della formazione.

Ma come è possibile co-pro-gettare l’ esistere comune laddove le differenze personali non possono esprimersi? Laddove i talenti non sono conosciuti, riconosciuti, valorizzati? Laddove l’espressione del singolo non trova spazio?

Come attuare un confronto se non è possibile palesare il proprio essere esclusivo?

Come captare affinità se non partendo dal catalogo delle caratteristiche del singolo?

Costruire una comunità non è banale. Ma neppure impossibile.

Dopo anni di permanenza nello stesso ambiente ho visto spuntare i germogli della partecipazione.

All’inizio ho guardato di sottecchi queste gemme, con meraviglia, sorridendo con cautela, solo con gli occhi, per non rompere l’incanto;  ho avuto timore che si dissolvessero in uno sbuffo di sogno.

Ho osservato altri che timidamente gioivano.

Poi, più ho iniziato a goderne, a ridere forte e con tutti i denti visibili,

più abbiamo iniziato a riconoscerci, a volerci conoscere meglio, a essere noi.

E se è successo a noi, qui ed ora, può succedere a tutti, ovunque e sempre.

Può accadere di scegliere di star bene; e di coltivarlo, il benessere.

Può accadere di essere una comunità, di lavorare con la comunità, per la comunità, nella comunità.

E di esserne fieri..

Tutti.

#nonunodimeno

 

Alessandra Patti

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