#SmileSchool, puntata 1

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Nel nostro immaginario collettivo le scuole sono per lo più luoghi tristi, dove una buona parte della popolazione è costretta (scuola dell’obbligo) a sottoporsi a prassi tanto noiose quanto spesso inutili (dispersione scolastica,  analfabetismo di ritorno) per acquisire un titolo di studio che li renda cittadini istruiti.

Da cosa deriva questa weltanschaung?

E perchè, nonostante tante esperienze di #buonascuola vengano raccontate e divulgate, non si riesce a demolire questa percezione così tremebonda?

La risposta potrebbe essere in una costante statistica, secondo cui una notizia positiva viene ripetuta 7 volte, una negativa 20.

Saremo sempre in difetto, quindi, a meno di riuscire a moltiplicare a dismisura gli esempi positivi di fare scuola?

Noi non ci arrendiamo, e con spirito positivo,  costanza e ambizione vogliamo dimostrare che così non è.

Dall’età di 5 anni, quando frequentai la prima elementare insieme ad altri 41 compagni di classe, non sono più uscita dal mondo scolastico; e già che urlavo a mia madre (a sua volta docente della scuola elementare): MAI farò l’insegnante!!!

A 17 il diploma, a 18 la prima supplenza, a 20 concorso e via andare….16 anni di insegnamento in tutti i gradi scolastici, ad oggi 10 di dirigenza (si, ho 46 anni, i conti tornano …).

Come studente posso dire di esser stata fortunata: ho tanti bei ricordi del mio vissuto, esperienze significative ed insegnanti amorevoli ed esemplari.

Sarà fortuna? O è il caso di dire che molti di noi fanno un cammino analogo con qualche incidente di percorso statisticamente non significativo che, proprio per la regola anzidetta, viene fissato nella memoria personale e collettiva fino a diventare un leitmotiv?

Quanto esperito nella carriera professionale, poi, non differisce tanto: non sono stata una docente esemplare, sopratutto coi piccoli che mi hanno incrociata da giovanissima.

Però ci ho messo tanta passione, ho amato i miei studenti e il mio lavoro.

Amo il mio lavoro.

Rilevo tante defaillances nel sistema-scuola, insufficienze che possono essere colmate senza neppure grandi cambiamenti.

Conosco però tantissime persone che ci lavorano dotate di grinta, competenze, trasporto e determinazione. Lavorano con impegno e costanza, credono in ciò che fanno e stimolano positivamente i loro studenti.

Perchè la scuola sono loro, i nostri futuri cittadini: prima bimbi ingenui e curiosi, poi ragazzi ribelli e provocatori, infine uomini e donne che abitano questo mondo.

E noi vogliamo che siano consapevoli del loro starci, che possano fare scelte di vita sostenibili per se stessi e gli altri, che vivano nell’unico modo possibile per star bene, tutti: dentro una comunità, di intenti, di azioni, di visioni.

L’intento è quindi quello di raccontare di una storia, 100 storie, 1000 storie che possano inficiare quell’idea dominante che non ci piace, non vogliamo e non riconosciamo.

E mostrare un modello significativo di fare scuola che perseguiti i simaisti (quelli che: si, ma...) fino a confinarli in un angolo remoto, che esuli dal prototipo calimerista dell’essere professionista scolastico (il guscio di Calimero che fa sentire brutti, sfigati e inadeguati)

E affermare finalmente con soddisfazione: SI PUO’ FARE!!!!!

Si può compiere una metamorfosi positiva a patto di cambiare tutti insieme, di poco, il nostro approccio. Basta poco, ma tutti.

Altrimenti continueremo a visualizzare fugaci apparizioni di punte di diamante isolate in un contesto allargato di sguardi vuoti.

Contenti voi, io non ci sto!

Voglio vedere studenti orgogliosi della comunità scolastica nella quale trascorrono buona parte della loro giornata, della loro vita; nella quale crescono, si trasformano, apprendono modelli di interazione sociale, capiscono come funziona il mondo.

Voglio vederli curiosi.

Voglio vederli sorridere.

Voglio vederli star bene.

Tutti.

#nonunodimeno

 

di Alessandra Patti

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