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A proposito del sondaggio.

Sardegna, 24 ottobre 2023

A proposito del sondaggio.

Non si possono spiegare le cose nuove con gli schemi vecchi.

Combattere l’astrattezza del linguaggio, 

che ci viene imposto, con delle cose molto precise, 

sapendo che tutto quello che abbiamo 

ci può essere tolto da un momento all’altro.

Italo Calvino

 

L’indagine online che abbiamo organizzato ed avviato pochi giorni fa, si è conclusa venerdì 20 ottobre, registrando una buona partecipazione, qualche critica e qualche detrattore.

A questi è doveroso rivolgere alcune domande.

Perché avete pensato che dovessimo favorire o sostenere qualcuno?

Perché ci avete deriso provando a svilire lo strumento?

Perché avete provato a compilare due o tre volte?

Non era più semplice immaginare, come nei fatti è stato, che il sistema poteva riconoscere ed espellere le artefazioni?

Molti sono i quesiti che ci vengono in mente, suscitati dai commenti che, online e non, abbiamo ricevuto fin dalle prime ore di pubblicazione.

E allora forse la domanda corretta è un altra. Ossia: perché ha dato fastidio?

Chiuse le premesse, non si può che iniziare dal ringraziare l’ampia platea (non immaginavamo così numerosa) che ha dedicato tempo alla comprensione dello strumento ed alla compilazione scrupolosa.

Lo strumento ha raggiunto 3167 persone, l’hanno iniziato in 2015 e l’hanno completato ben 1070 persone. 

Cioè il 53,1%. In media 7 minuti e 15 secondi per completarlo.

Abbiamo ottenuto quello che volevamo: dare voce a chiunque volesse esprimere un parere senza far parte di un campione della società sarda, scelto arbitrariamente dai sondaggisti. Unico obiettivo.

La consultazione non voleva essere un sondaggio basato su criteri di scientificità, ma aveva lo scopo di lanciare spunti su temi perfino più importanti del nome del candidato.

Provare a dare spazio anche a chi non ha un blog personale o non possiede un organo di stampa o non ha la rilevanza mediatica di chi è da troppi lustri sul palcoscenico.

Potevamo scegliere uno strumento più evoluto ed apparentemente con meno limiti tecnici?

Certo! Ma perché avremmo dovuto farlo?

Non siamo facoltosi imprenditori, non abbiamo fondi a disposizione o donatori per la nostra campagna elettorale.

Abbiamo però voluto dare un contributo attivo, avviando un confronto pubblico, ad oggi assente, essendo la narrazione corrente basata esclusivamente su presunzioni e sulle liturgie che hanno portato le persone a non votare, ad allontanarsi dai partiti e dai movimenti.

Forse in molti hanno dimenticato cosa si faceva coi tavolini nelle piazze?

No, non era un sondaggio, né voleva esserlo, ci perdonerete la malizia nella denominazione.

No, non era neanche uno strumento per indagare il gradimento sulla candidatura più performante, tanto che la domanda era aperta.

Il tema centrale era ed è la percezione delle prossime elezioni ed il legame tra collettività e politica.

Lo scopo primario era ed è quello di stimolare la società sulla necessità di avviare processi partecipativi aperti, senza i quali è impossibile contrastare l’astensionismo che probabilmente ci attende anche in questa tornata del 2024.

L’obiettivo era ed è stimolare l’informazione pubblica senza che questa venisse distorta da forze politiche e mediatiche (tutte impegnate nell’eterna danza pre-elettorale).

 

Arriviamo ai risultati.

Le risposte forniscono volontà di partecipazione, richiesta di essere ascoltati, ma anche fastidio nei confronti di una politica percepita come obsoleta, distante, quasi aliena, anche nel linguaggio.

Il nostro sforzo conferma che, a tutt’oggi, la vera fatica è far stare le persone sulla sostanza, sui programmi, sui territori, sulle cose che contano davvero in una partita elettorale.

Il 63,9% dei votanti è stato di genere maschile, il 43% femminile, il 2,1% altro. Questo ci dice almeno che c’è tanto da fare per la partecipazione attiva delle donne in politica?

L’86,8% ha partecipato alle ultime elezioni politiche nel settembre del 2022. Avremmo voluto coinvolgere più astensionisti … ma la strada è lunga e continueremo a lavorarci.

Per il 34,9% il candidato/a presidente è l’aspetto più importante che influenzerà la scelta di voto insieme al programma col 32,8%, seguono credibilità e coesione della coalizione 23,3%, candidati nelle liste 4,4%. Il messaggio è chiaro: occorre lavorare sui contenuti, sull’idea di Sardegna che vogliamo realizzare, sulle priorità che intendiamo adottare, ma anche su un profilo personale di alto livello e di elevata competenza, che unisca e rappresenti davvero tutti.

Ricordando che era plausibile la scelta multipla, per l’81,4% la priorità per il prossimo governo regionale è la sanità, seguono istruzione col 52,7%, povertà ed emergenze sociali col 51,7%, trasporti col 49,6%, lavoro 42,8%, ambiente 35,7%, energia 30,2%, cultura 25,1%, riforma regione 24,1%, sviluppo tecnologico e digitalizzazione 23,4%, turismo 21,3%, inclusione e società aperta 20,9%, zone interne 20,3%, imprenditoria 19%, demilitarizzazione 16,8%, urbanistica 15,4%, Mediterraneo 9,1%.

Ecco la mappa delle priorità!

Per il 58,6% delle opinioni il programma di coalizione dovrebbe dare indicazioni rispetto ad un orizzonte di lungo termine (il 41,4% propende per il dettaglio di tutti gli aspetti).

Ricordando che era plausibile la scelta multipla, per il 79% le competenze sono la caratteristica più importante del candidato/a alla presidenza, seguono profilo umano col 50,3%, esperienza 47,6%, profilo politico 46,4%, il curriculum 28,1%, profilo tecnico 18,5%, età 14,4%, genere 8,8%, altro 7,4%.

Rifarebbero un sondaggio l’86,6% di chi ha usato tutta l’indagine.

Il 37,57% ha lasciato la propria email.

Sulla domanda i cui esiti possono destare più curiosità, quella sul candidato/candidata, volutamente lasciata libera per non influenzare gli intervistati, i risultati sono chiari ma da interpretare correttamente.

In vantaggio Alessandra Todde con il 12,71%.

Seguono Renato Soru con il 12,24% e Graziano Milia con il 11,03%.

Ma i dati più interessanti sono che il 26,07% ha votato non so e/o non saprei e che il 37,95% ha votato per personalità (con piccole percentuali ciascuna) non ritenute in corsa.

Appare quindi evidente che le tante espressioni per nomi non papabili sono da decifrare.

Ci riserviamo di non divulgare altri dati sui partecipanti.

Però notiamo presenti tutte le fasce dei cosiddetti boomers e praticamente assenti i più giovani e rappresentata un’ampia porzione di territori e non solo i centri maggiori. Benché fosse chiaramente rivolto agli elettori del Campo largo di centro sinistra, hanno simpaticamente partecipato (alcune) persone di schieramento opposto ed ampia è la forbice sia sul reddito che sull’impiego nonché sull’orientamento politico.

 

Quindi: sondaggio dimezzato, rampante o inesistente?

Forse la nostra consultazione è la sintesi della trilogia araldica I nostri antenati di Italo Calvino, qualcuno cerca di dimezzarla riconducendone le parti ad un’azione politica classica che opera per qualcuno o per qualcosa che non si nomina, ma tutti sanno chi è.

Invece vorrebbe semplicemente far scendere dall’albero chi li si è rifugiato dopo aver rifiutato le logiche e le dinamiche della politica attuale.

Ma, forse più di tutto, è uno strumento che cerca di parlare, ragionare e ascoltare le persone, che non è vuoto come Agilulfo né senza testa come Gurdulù, ma portatore di idee, valori, sentimenti e soprattutto cerca di contribuire a dare un’identità e una testimonianza di presenza a chi non si sente rappresentato e potrebbe essere determinante.

Quindi se qualcuno lo ha compilato più volte sappia che non ha contribuito a sostenere o indebolire un ipotetico candidato presidente ma ha solamente annacquato uno scenario utile alla comprensione di chi vorrebbe tornare a votare.

 

Un sorriso

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