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A ruota libera. Pensieri scomposti. Anche grazie a Faber.

Cagliari, 17 giugno 2024

 

A ruota libera. 

Pensieri scomposti.

Anche grazie a Faber.

 

Il concetto che la felicità non derivi né dalla ricchezza né dal potere, ma dal piacere di donare, trova risonanza in molte tradizioni filosofiche e religiose.

Ad esempio, il buddismo insegna che il vero benessere si trova nel distacco dai beni materiali e nella pratica della generosità.

Similmente, il cristianesimo promuove l’idea che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Questa prospettiva è stata confermata da studi psicologici contemporanei che dimostrano come gli atti di altruismo e donazione contribuiscano a un maggiore senso di felicità e soddisfazione personale. La ricchezza e il potere possono offrire un senso temporaneo di gratificazione, ma spesso non portano a una felicità duratura. Al contrario, il piacere di donare crea legami sociali, rafforza il senso di comunità e dà un significato più profondo alla vita.

Il pensiero che un uomo senza sogni, utopie o ideali sarebbe un mostruoso animale, riflette una visione esistenzialista. Filosofi come Jean-Paul Sartre e Friedrich Nietzsche hanno sottolineato l’importanza degli ideali e delle aspirazioni nella vita umana. Senza di essi, l’uomo rischia di diventare una creatura meramente funzionale, priva di scopo e direzione. I sogni e le utopie sono ciò che spinge l’umanità a migliorarsi, a superare i propri limiti e a cercare un significato più alto nella propria esistenza.

E lo diceva anche Faber.

L’idea di vivere in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto suggerisce un approccio alla vita che valorizza l’esperienza e l’azione sopra la prudenza e il rimpianto. Questo pensiero richiama l’edonismo e il carpe diem dell’antichità, nonché la filosofia del vivere intensamente di autori come Oscar Wilde, che sosteneva che l’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi. In questa visione, i rimorsi sono visti come il prezzo inevitabile di una vita vissuta pienamente, mentre i rimpianti sono evitabili solo non lasciando nulla di non tentato o non vissuto.

E lo diceva anche Faber.

La solitudine come forma straordinaria di libertà è un tema caro a molti pensatori. Henry David Thoreau, nel suo Walden, esplora la vita in solitudine come un mezzo per riscoprire se stessi e la propria connessione con la natura. Anche filosofi come Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer hanno scritto della solitudine come condizione necessaria per la vera autonomia e la riflessione profonda. Tuttavia, la solitudine può essere ambivalente: può portare sia alla libertà sia alla disperazione, a seconda di come viene vissuta e interpretata dall’individuo.

E lo diceva anche Faber.

Infine, l’affermazione che l’Italia appartiene a cento uomini e il dubbio che questi uomini appartengano all’Italia richiama la concentrazione del potere nelle mani di pochi e la disconnessione di questi potenti dalla realtà quotidiana dei cittadini comuni. Questo concetto può essere collegato alla teoria delle élite di Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca, secondo cui una minoranza organizzata e influente domina inevitabilmente la maggioranza disorganizzata. La questione centrale è se questi leader abbiano realmente a cuore gli interessi della nazione o se siano guidati da interessi personali e di classe.

E lo diceva anche Faber.

Questi concetti riflettono una visione critica e riflessiva della società, della politica e della condizione umana, invitando a una maggiore consapevolezza e a una ricerca di valori autentici e significativi al di là delle apparenze e delle convenzioni sociali.

 

Con scrupolo, Nicola

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