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Abbandono vs innovazione. Riscoprire il futuro. Oggi.

Cagliari, 23 aprile 2024

 

Abbandono vs innovazione. Riscoprire il futuro. Oggi.

 

Nel corso degli anni l’Italia ha spesso affrontato il dilemma di come gestire e valorizzare le proprie risorse e innovazioni, con risultati che, in molti casi, possono essere considerati delle vere e proprie occasioni mancate. Questo fenomeno non è limitato a un singolo settore ed evidenzia un pattern di decisioni che hanno spesso penalizzato il lungo termine in favore di benefici (pochi e per pochi e non certo per i territori né per la popolazione) immediati, se non talvolta dubbi.

Prendiamo, ad esempio, il caso di Maria Montessori, la cui metodologia educativa è stata inizialmente sottovalutata in Italia, salvo poi essere celebrata e adottata in tutto il mondo. Il metodo Montessori è oggi riconosciuto per la sua capacità di sviluppare l’autonomia e la creatività nei bambini, principi che avrebbero potuto arricchire il sistema educativo nazionale se fossero stati integrati e valorizzati piuttosto che lasciati ai margini.

Analogamente, la storia di Pier Giorgio Perotto e della sua Programma 101, il primo personal computer al mondo, prodotto dalla Olivetti negli anni ’60, rappresenta un altro emblematico caso di corto circuito tra innovazione e mercato. Mentre la Olivetti aveva l’avanguardia tecnologica nelle sue mani, le dinamiche e le scelte strategiche hanno impedito a questa innovazione di raggiungere il successo globale che avrebbe potuto avere, lasciando che fossero aziende straniere a dominare il mercato dei personal computer.

Il settore chimico offre un ulteriore spunto di riflessione. Un tempo, come Paese, eravamo leader nella chimica, ma abbiamo subito anche qui una serie di scelte gestionali che ne hanno compromesso la stabilità e la crescita futura.

Per non parlare di Mattei.

E neanche della vendita di gioielli di Stato.

Il tutto ha portato ad una perdita di sovranità tecnologica e industriale, con effetti a lungo termine sul tessuto economico e sociale del paese.

Così come il progressivo disinvestimento in istruzione e ricerca universitaria segna una preoccupante rinuncia al futuro, poiché sono proprio queste aree che formano le menti e le competenze che possono guidare l’innovazione e lo sviluppo economico. L’abbandono della scuola e delle università mina non solo il potenziale individuale dei giovani italiani, ma anche la capacità competitiva del Paese sul palcoscenico globale.

Invertire questa tendenza richiede una rinnovata attenzione alle potenzialità interne, un impegno concreto verso l’innovazione e la ricerca, una visione lungimirante che ponga le basi per un futuro in cui tutti i nostri territori possano veramente prosperare. Il rischio, altrimenti, è di diventare i sudditi dei sudditi, dipendenti da decisioni prese altrove e incapaci di autodeterminare il proprio destino economico e culturale. Se vogliamo che i nostri territori siano protagonisti e non comparse sul palcoscenico mondiale, è essenziale che le politiche economiche e educative siano orientate verso un futuro sostenibile e innovativo.

 

Con speranza, Nicola

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