Cagliari, 3 gennaio 2025
Agnelli.
Faccio una domanda che appare tanto paradossale quanto provocatoria.
Possiamo fare scegliere agli agnelli il giorno della Pasqua?
In questa frase si nasconde una critica implicita al nostro rapporto con il potere, il controllo e la libertà, soprattutto quando si tratta di sistemi sociali che regolano la vita di chi non ha voce in capitolo. Gli agnelli rappresentano qui non solo gli animali sacrificati, ma anche simbolicamente tutte quelle entità — siano esse persone o comunità — che non hanno alcun potere decisionale sul proprio destino.
La questione sollevata è, in un certo senso, il riflesso di una dinamica sociale più vasta.
Il diritto di scegliere, l’accesso alla consapevolezza e l’illusione della partecipazione democratica. Nel contesto attuale, viviamo in una società dove, a livello globale, molte decisioni cruciali vengono prese da una ristretta élite, mentre la maggioranza è lasciata a subire le conseguenze di scelte fatte altrove, in luoghi di potere ai quali non ha accesso.
Ma cosa significherebbe, concretamente, permettere a questi agnelli di scegliere il giorno della loro Pasqua?
La metafora è potente.
Se immaginassimo di vivere in un mondo dove chi è vulnerabile, fragile o escluso dal potere avesse davvero la possibilità di autodeterminarsi, le strutture sociali come le conosciamo oggi sarebbero profondamente diverse.
Significherebbe un ribaltamento dei ruoli, una presa di coscienza collettiva sull’importanza di dare voce a chi è emarginato.
Tuttavia, la questione si complica quando si considera che, in molti casi, chi è oppresso non ha nemmeno gli strumenti per comprendere appieno la propria condizione, figuriamoci per scegliere un destino differente.
Il mondo moderno, pur con tutte le sue conquiste in termini di libertà e diritti, continua a escludere milioni di persone dal processo decisionale. Pensiamo, per esempio, alla grande disparità economica e sociale. In un’economia globalizzata, coloro che lavorano nelle condizioni peggiori – gli agnelli del sistema economico globale – non hanno nessun reale potere su come vengono stabilite le regole del gioco. Sono le grandi corporation, i governi, e le istituzioni finanziarie a dettare le condizioni, spesso in modo invisibile ma con effetti tangibili e devastanti.
Una riflessione interessante, che emerge da questo ragionamento, è quanto il concetto di scelta sia spesso una finzione. Anche quando sembra che ci venga offerta una possibilità di scegliere, le opzioni sono limitate da fattori che sfuggono al nostro controllo. Prendiamo l’esempio del consumatore medio. La libertà di scegliere tra un prodotto e un altro, tra uno stile di vita e un altro, è spesso illusoria, in quanto determinata da strategie di marketing, pressioni economiche, e contesti culturali che orientano in modo sottilmente coercitivo. Siamo davvero liberi di scegliere o stiamo operando entro i confini di un sistema che ci offre solo l’illusione della libertà?
Tornando alla metafora dell’agnello, è chiaro che la sua scelta è già, per natura, un paradosso. Un agnello non può realmente scegliere il giorno della sua Pasqua, poiché è intrappolato in una struttura dove il sacrificio è già deciso in partenza. La sua libertà non è una questione di scelta, ma piuttosto una questione di riscatto: liberarlo significherebbe ridefinire il sistema che lo tiene prigioniero.
Analogamente, se guardiamo al mondo umano, molte delle scelte che ci appaiono come opportunità di autodeterminazione sono in realtà già inscritte in una rete di potere e disuguaglianza che limita profondamente il nostro margine d’azione. Ci viene chiesto di partecipare alla democrazia, di fare scelte informate come consumatori, di esprimere la nostra libertà individuale. Tuttavia, senza un reale accesso al potere e agli strumenti di autodeterminazione, quante di queste scelte sono effettivamente libere?
La vera domanda che dovremmo porci non è se possiamo fare scegliere agli agnelli il giorno della loro Pasqua, ma piuttosto se possiamo costruire un sistema in cui gli agnelli non debbano essere sacrificati. Questo significherebbe creare una società più equa, dove il potere è distribuito in modo più giusto, dove ogni individuo ha gli strumenti per partecipare attivamente alle decisioni che riguardano il proprio destino, e dove la dignità umana, non il profitto o l’efficienza, è al centro di ogni processo decisionale.
In definitiva, la metafora dell’agnello ci costringe a confrontarci con una realtà scomoda.
Viviamo in un mondo dove la libertà e il diritto di scelta sono spesso privilegi riservati a pochi.
La vera sfida non è dare agli agnelli la possibilità di scegliere il giorno della loro Pasqua, ma ripensare completamente un sistema che non li veda più come sacrificabili.
Solo allora potremo parlare di una società realmente giusta e libera.
UmanaMente, Nicola



