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Ai giovani. A chi non va più a votare. A chi è arrabbiato col sistema.

Cagliari, 29 gennaio 2024

Ai giovani. A chi non va più a votare. A chi è arrabbiato col sistema.

Adesso mi spiego.

Uno dei più grandi pensatori del ‘900 è stato per me Fabrizio De André.

Mi capita spesso di pensare che mi piacerebbe ci fosse ancora, per tante ragioni.

A partire dal fatto che vorrei sentire la sua opinione su quello che sta accadendo in Sardegna.

In piena competizione elettorale ci sono alcune sue frasi celebri che mi sembrano particolarmente significative, specie da “Storia di un impiegato”:

  • vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?
  • continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?
  • se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento
  • se anche voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti
  • i becchini ne raccolgono spesso tra la gente che si lascia piovere addosso
  • non gli importa d’alzarsi neppure quando è caduto
  • qui, chi non terrorizza, si ammala di terrore
  • c’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo
  • ma finché li cerco io i latitanti sono loro
  • tu regalagli un trucco che con me non portavi
  • i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
  • di respirare la stessa aria di un secondino non mi va
  • se fossi stato al Vostro posto … ma al Vostro posto non ci so stare

… a Voi aggiungere le Vostre … l’elenco può essere ricchissimo e sempre calzante …

 

L’astensione dal voto è un fenomeno che va al di là della semplice scelta individuale, trasformandosi in un atto di risonanza collettiva che ha il potere di influenzare l’intero tessuto sociale e politico di una regione come la nostra. Non votare non è solo un rifiuto di partecipare al processo democratico, ma è anche un silenzioso assenso alle decisioni prese da altri, un tacito permesso concesso a chi sceglie di prendere le redini del potere. Quando ci si astiene dal voto, si rinuncia alla propria voce, a quel diritto fondamentale che è stato conquistato con lotte e sacrifici nel corso della storia. È come abbandonare un pezzo di sé, una parte della propria identità, come persona e di cittadino, in un angolo buio dell’indifferenza. Ogni voto non espresso è un mattone in meno nella costruzione di una società che rifletta veramente la volontà del popolo.

L’astensionismo non è neutrale.

Favorisce lo status quo, alimentando un circolo vizioso in cui la cattiva politica prospera sull’indifferenza e il disincanto dei cittadini.

Questo porta a governi che non rappresentano adeguatamente tutte le sfaccettature della società, poiché sono eletti da una minoranza attiva, lasciando inespresse ed inascoltate le voci di molti. In questo scenario, le decisioni prese possono non rispecchiare le necessità e le aspirazioni dell’intera popolazione, accentuando il senso di estraneità e disillusione nei confronti della politica.

Non votare danneggia quindi non solo chi si astiene, rinunciando al proprio diritto di influenzare le decisioni che riguardano la vita collettiva, ma anche l’intera comunità, che si ritrova governata da una rappresentanza parziale. È un’azione che indebolisce i pilastri della democrazia, quel sistema che, pur con tutte le sue imperfezioni, si basa sull’idea che ogni voce conti e che ogni opinione meriti di essere ascoltata.

Per questo, è fondamentale che ogni cittadino comprenda l’importanza del proprio voto. Non si tratta solo di scegliere chi governerà, ma di partecipare attivamente alla creazione di una società in cui i valori di giustizia, equità e solidarietà possano trovare terreno fertile per crescere e svilupparsi.

Votare è un atto di responsabilità verso se stessi e verso la collettività, un gesto di fiducia nella possibilità di costruire un futuro migliore.

 

La politica, nel suo significato più nobile e autentico, è l’arte di gestire la casa comune, ovvero la società in cui viviamo. È l’espressione più elevata del senso di comunità, un luogo dove le differenze si incontrano, si confrontano e, idealmente, si fondono in soluzioni che elevano il benessere collettivo. La politica non è una questione di governi e partiti, è il respiro stesso della società civile, un dialogo continuo tra i bisogni del singolo e le necessità della collettività.

Partecipare attivamente alla politica significa prendersi cura della propria comunità, intesa come un insieme di persone, idee, spazi e risorse che condividiamo. È come occuparsi del proprio giardino, sapendo che la sua bellezza e la sua salute contribuiscono al benessere dell’intero quartiere. La gestione dei beni comuni, primo fra tutti il nostro pianeta, la Terra, è un dovere che abbiamo non solo verso noi stessi ma anche verso le generazioni future. Questa responsabilità va oltre l’atto del votare, abbraccia l’essere informati, l’impegno civico, il volontariato, il dialogo costruttivo e l’azione quotidiana.

In un mondo sempre più interconnesso, la politica e la partecipazione attiva diventano ancora più cruciali. Le sfide che affrontiamo, dal cambiamento climatico alla giustizia sociale, dalle crisi economiche alle pandemie, richiedono una risposta collettiva, una visione che trascenda i confini individuali e locali. La politica, in questo senso, diventa l’espressione di una cura globale, un impegno verso la nostra casa comune.

Attraverso la politica, possiamo dare forma al mondo in cui viviamo.

Ogni decisione presa, ogni legge formulata, ogni politica implementata, plasmano la realtà in modi che influenzano la nostra vita quotidiana. La partecipazione attiva ci dà la possibilità di essere non solo spettatori ma attori in questo processo di modellamento, permettendoci di contribuire con le nostre idee, i nostri valori e le nostre visioni.

La politica è quindi un atto di cura, un impegno verso il benessere comune, una responsabilità verso il futuro. È l’arte di costruire ponti, di cercare compromessi, di trovare soluzioni ai problemi che ci affliggono tutti. È un invito a non rimanere indifferenti, a non lasciare che altri decidano per noi, a prendere in mano il nostro destino collettivo. In questo senso, la politica è la più alta forma di amore per la nostra comunità e per il nostro pianeta. Partecipare è un dovere, ma è anche un privilegio, perché significa avere una voce in quella grande conversazione che è la vita civile. È un modo per lasciare il segno, per contribuire a un mondo migliore, per dire che abbiamo vissuto non solo per noi stessi, ma anche per gli altri.

 

In un mondo segnato da profonde trasformazioni e sfide senza precedenti, l’indifferenza non è solo un’opzione non sostenibile, ma è un vero e proprio tradimento della responsabilità che abbiamo verso noi stessi, verso gli altri, e verso le generazioni future. Antonio Gramsci, con la sua penetrante intuizione, ci ricorda col suo “Odio gli indifferenti”, che l’indifferenza è il peso morto della storia, è la pietra tombale posata sull’opportunità di progresso, è il nemico silenzioso che soffoca la speranza e la volontà di cambiamento.

Non possiamo, quindi, rimanere non partigiani in un mondo che richiede la nostra partecipazione attiva. Essere partigiani significa abbracciare una particolare ideologia politica, significa scegliere di essere presenti, di prendere parte attivamente alla vita della nostra comunità, di lottare per ciò in cui crediamo, di difendere i valori di giustizia, equità e solidarietà.

Essere partigiani è un impegno verso la verità, contro la manipolazione e la disinformazione. È una lotta contro l’apatia e la rassegnazione, contro il cinismo che erode la fiducia nelle istituzioni e nelle potenzialità della politica. Essere partigiani significa avere il coraggio di stare dalla parte dei più deboli, di alzare la voce contro le ingiustizie, di agire per il bene comune anche quando ciò comporta sacrifici personali.

In un’epoca in cui l’individualismo sembra prevalere, essere partigiani è un atto rivoluzionario. È riconoscere che la nostra esistenza è intrecciata con quella degli altri, che i nostri destini sono collegati, che ciò che accade nel mondo ci riguarda direttamente. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie, alle disuguaglianze, ai danni ambientali, perché in un mondo interconnesso, ogni azione ha un impatto che va oltre i confini geografici e temporali.

 

Scegliere di essere partigiani è scegliere di essere vivi, di essere parte attiva della storia, di essere costruttori del futuro. Non è un percorso facile, ma è l’unico che possa portarci verso un mondo più giusto, più equo, più sostenibile. In questo impegno, ogni voce conta.

Aveva proprio ragione il grande Faber.

 

As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola

 

PS Il voto a Renato Soru ed alla sua coalizione è un voto INUTILE, aiuta solo la destra.

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