AI, PA & dintorni.
Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha compiuto passi significativi per regolamentare e promuovere l’uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. L’evoluzione normativa sotto la Commissione Von der Leyen 2 ha portato all’emanazione di strumenti legislativi fondamentali, tra cui l’Interoperable Europe Act e l’AI Act, che delineano un quadro normativo sempre più preciso per garantire un utilizzo affidabile e sicuro delle tecnologie digitali nel settore pubblico.
L’Interoperable Europe Act rappresenta un punto di svolta per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, stabilendo criteri di interoperabilità per i servizi pubblici transfrontalieri tra gli Stati membri.
Questo impone alle amministrazioni nazionali di garantire la compatibilità dei propri servizi, facilitando la collaborazione tra enti pubblici e privati, con una spinta decisiva verso il modello GovTech.
L’AI Act, invece, punta a regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale per garantirne un impiego sicuro ed etico.
Ogni sistema AI dovrà essere sottoposto a valutazioni di rischio, con un monitoraggio differenziato in base al livello di criticità.
Sistemi considerati inaccettabili saranno vietati, mentre quelli ad alto rischio, come quelli in ambito sanitario o risorse umane, saranno regolamentati con criteri stringenti.
Il monitoraggio è affidato a strutture come l’European Centre for Algorithm Transparency per le grandi piattaforme, mentre l’AI Office si occupa delle applicazioni di intelligenza artificiale generativa.
La supervisione dei sistemi AI non generativi sarà demandata ai singoli Stati membri.
L’Unione Europea sta investendo attivamente per favorire l’adozione dell’AI nella pubblica amministrazione attraverso finanziamenti mirati, registri di trasparenza e linee guida per il procurement delle soluzioni AI.
L’impiego dell’intelligenza artificiale nella PA si sta concretizzando sia in ambito esterno – ad esempio per il controllo dell’evasione fiscale e la gestione dei rifiuti – sia per l’ottimizzazione dei processi interni, come la valutazione di denunce false o il miglioramento dell’efficienza amministrativa.
Un’iniziativa chiave in questo contesto è il progetto Public Sector Tech Watch, una piattaforma aperta che raccoglie casi di utilizzo dell’AI nella PA europea, aggiornando mensilmente un database in open data.
Tra gli esempi più rilevanti figurano strumenti di monitoraggio fiscale basati su AI e sistemi di ottimizzazione dei servizi pubblici.
Secondo il report del Joint Research Centre, il 40-50% delle pubbliche amministrazioni europee sta sviluppando o pianificando sistemi AI.
Tuttavia, una recente indagine condotta tra i manager pubblici italiani ha rivelato criticità importanti.
Una diffusa mancanza di competenze digitali, una scarsa percezione del bisogno da parte dei cittadini e un utilizzo limitato dell’intelligenza artificiale generativa rispetto alla media UE.
Inoltre, si è osservato un uso shadow dell’AI generativa, spesso al di fuori dei controlli istituzionali, per attività come la sintesi di testi o la generazione di contenuti.
Le principali sfide che la pubblica amministrazione europea deve affrontare riguardano la sicurezza, la governance dei dati, l’allineamento dell’uso dell’AI con le reali necessità dei cittadini e il cambiamento culturale e organizzativo necessario per l’adozione di queste tecnologie.
Tra le raccomandazioni chiave vi è la necessità di evitare un’adesione acritica alla retorica dell’AI come sinonimo di efficienza, ponendo invece l’accento sulla trustworthiness, l’equità e la proporzionalità dell’uso dell’AI.
Sarà inoltre cruciale implementare misure di mitigazione per errori, bias e allucinazioni dei sistemi AI.
Il rapporto Draghi 2024 evidenzia come l’Europa abbia bisogno di un approccio unitario all’innovazione tecnologica, con investimenti strutturali e una governance centralizzata che possa garantire il controllo e l’efficacia delle soluzioni AI nella pubblica amministrazione.
Un’adozione consapevole e regolamentata di queste tecnologie potrebbe rafforzare la competitività europea e migliorare i servizi pubblici, rendendoli più accessibili ed efficienti.
In definitiva, l’Europa sta costruendo un ecosistema di AI regolamentato e sostenibile per la pubblica amministrazione.
Tuttavia, il successo di queste iniziative dipenderà dalla capacità di sviluppare competenze adeguate, strutture di governance solide e una cultura organizzativa in grado di adattarsi al cambiamento.
Solo attraverso una stretta collaborazione tra Paesi, istituzioni, aziende ed esperti sarà possibile trasformare l’intelligenza artificiale in una leva strategica per l’innovazione pubblica europea.
E l’Italia?
E la Sardegna?
Forza è coraggio.
E’una storia da scrivere.
Insieme.
Raffaella Sanna e Nicola Pirina



