Arde.
Siamo alle porte della prossima stagione.
Tra poco inizierà l’ennesima campagna contro gli incendi.
La Sardegna è un’isola che brucia, letteralmente.
Ogni anno.
Incendi devastanti, siccità prolungate, eventi meteorologici estremi.
Il cambiamento climatico non è una minaccia lontana, è una realtà che stiamo vivendo sulla nostra pelle.
E la Sardegna, purtroppo, non è pronta ad affrontarlo.
Le responsabilità sono chiare.
Anni di politiche ambientali fallimentari, un modello di sviluppo basato sul consumo sfrenato di risorse, l’incapacità di investire in prevenzione e adattamento.
La politica, anziché proteggere il territorio, si è dimostrata miope e irresponsabile, privilegiando gli interessi di pochi a scapito del bene comune.
I numeri parlano chiaro.
Temperature in aumento, precipitazioni in calo, desertificazione in avanzamento.
La Sardegna rischia di diventare un’isola inospitale, con conseguenze devastanti per l’agricoltura, il turismo, la salute pubblica.
E non parliamo solo di numeri.
Le immagini degli incendi che hanno distrutto migliaia di ettari di bosco, delle spiagge invase dalla plastica, dei paesi senz’acqua sono una ferita profonda per tutti noi.
Ma non è solo la politica a essere responsabile.
Anche noi, cittadini, abbiamo le nostre colpe.
Troppo spesso ci comportiamo come se il cambiamento climatico fosse un problema degli altri, come se non ci riguardasse. Invece, siamo tutti chiamati a fare la nostra parte.
Ridurre i consumi, riciclare, scegliere prodotti sostenibili, sostenere le energie rinnovabili.
È tempo di agire, prima che sia troppo tardi.
Dobbiamo chiedere alla politica di fare di più, di investire in prevenzione e adattamento, di promuovere un modello di sviluppo sostenibile.
Dobbiamo cambiare le nostre abitudini, ridurre il nostro impatto ambientale, diventare cittadini consapevoli e responsabili.
La Sardegna è un’isola meravigliosa, ma è anche un’isola fragile.
Se non agiamo subito, rischiamo di perderla per sempre.
Non possiamo permetterci di lasciare ai nostri figli un’isola bruciata, un’isola senz’acqua, un’isola senza futuro.



