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Astesionismo, analisi e soluzioni secondo l’AI

Gli effetti – le urne deserte – sono sempre più evidenti: meno le cause e quasi sconosciuta, invece, la cura. Con l’avvicinarsi delle elezioni regionali, il problema dell’astensionismo conquista centralità nel dibattito pubblico. Studiosi, rappresentanti delle istituzioni, organi di informazione riprendono studi più o meno recenti, analizzano dati e cercano di trarne delle conclusioni e di proporre soluzioni conseguenti.

Ma se si intende affrontare in maniera risoluta il problema occorre, innanzitutto, superare un primo evidente limite nell’approccio dettato da quella che potremmo definire “stagionalità”. L’astensionismo, infatti, non può essere ridotto a emergenza sotto campagna elettorale ma deve diventare una tra le sfide da vincere perché il suo progressivo allargamento mina uno dei fondamenti del nostro sistema democratico: la partecipazione alla vita pubblica attraverso il voto.

Pertanto occorre uscire dalla logica emergenziale e affrontare la questione per quella che è in effetti, un dato strutturale comune, peraltro, a tutte le democrazie. Detto ciò, oggi possiamo indagare meglio e in maniera più approfondita sulle cause e i possibili rimedi avvalendoci anche della tecnologia, soprattutto Big Data e AI. Strumenti attraverso i quali possiamo sia processare enormi quantità di dati riguardanti un arco temporale medio-lungo, sia individuare percorsi d’uscita da un declino che pare inarrestabile.

Ovviamente il tema non va demandato passivamente alla componente tecnologica che deve essere istruita in modo adeguato dopo studi e ragionamenti umani adeguatamente approfonditi. Tuttavia si può abbozzare già un quadro che non ha la pretesa di essere esaustivo; personalmente ho provato a tracciare un percorso interrogando l’intelligenza artificiale su un argomento ben preciso: l’astensionismo nella nostra regione.

Vi propongo, di seguito, alcune parti del dialogo con Chat GPT (leggermente istruita in merito), le mie domande e le sue risposte. Ne ho ricavato spunti che, a mio avviso, al netto delle sue ingenuità, errori e naturali sbavature, sono interessanti.

 

Buona lettura!

 

Puoi fare un’analisi dell’astensione al voto di questi ultimi 10 anni con riferimento anche alla Regione Sardegna. Un’analisi in riferimento all’età degli astensionisti?

 

L’astensionismo al voto in Italia e specificatamente in Sardegna, ha mostrato un trend in aumento negli ultimi anni. Una serie di fattori, inclusi quelli demografici e legati all’età degli elettori, hanno contribuito a questo fenomeno.

A livello nazionale, l’Italia ha registrato un calo significativo nella partecipazione elettorale. Per esempio, le elezioni nazionali del 2018 hanno visto il più basso tasso di partecipazione dal 1946, con solo il 72.9% degli elettori che hanno votato, rispetto al 88.8% del 1987, 83.6% del 2006, e 75.2% del 2013. Questa tendenza si è osservata anche nelle elezioni locali e referendarie, dove la partecipazione è stata consistentemente bassa.

Relativamente all’età degli astensionisti, uno studio del 2013 ha esaminato l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sull’astensionismo in Italia. L’ipotesi principale era che l’astensionismo tende ad aumentare nelle aree con una popolazione più anziana. Questo studio ha analizzato i dati elettorali di cinque elezioni parlamentari (1992-2008), utilizzando dati ecologici a livello comunale e prendendo in considerazione la struttura demografica (età e genere) delle aree. I risultati hanno suggerito che, effettivamente, l’astensionismo tende ad essere più elevato nelle aree con una popolazione più anziana-

Questi studi indicano che l’astensionismo in Italia è influenzato da una combinazione di fattori, tra cui la demografia e l’invecchiamento della popolazione, oltre a cambiamenti nel contesto politico e sociale. Questo approccio multi-fattoriale è essenziale per comprendere pienamente le dinamiche dell’astensionismo elettorale in regioni specifiche come la Sardegna.

 

Per quanto riguarda le regionali in Sardegna?

 

Le elezioni regionali in Sardegna degli ultimi anni hanno mostrato varie tendenze in termini di partecipazione degli elettori. Ad esempio, nelle elezioni regionali del 2019, il tasso di partecipazione è stato del 53,8%. Questo dato riflette una tendenza generale osservata nelle elezioni a livello regionale in Italia, dove la partecipazione degli elettori è stata soggetta a variazioni.

Inoltre, le dinamiche politiche specifiche della regione hanno influenzato i risultati elettorali. Nel 2019, ad esempio, c’è stato un significativo calo del sostegno per il Movimento 5 Stelle, passando dal 42% nelle elezioni generali del 2018 all’11% nelle elezioni regionali dell’anno successivo. Queste variazioni possono essere attribuite a diversi fattori, tra cui cambiamenti nella leadership politica, la performance dei partiti a livello nazionale e le questioni locali specifiche della Sardegna.

Tuttavia, le informazioni disponibili indicano che l’astensionismo elettorale in Sardegna, come in altre parti d’Italia, è influenzato da una combinazione di fattori politici, sociali e demografici.

 

Quali sono le ragioni dell’astensionismo?

 

Le ragioni dell’astensionismo al voto possono variare significativamente in base al contesto politico, sociale e culturale. Nel caso della Sardegna e dell’Italia in generale, alcuni dei motivi principali possono essere sintetizzati come segue:

  1. Disaffezione politica: la crescente disillusione nei confronti della classe politica e del sistema politico in generale può portare a un senso di sfiducia e apatia tra gli elettori. Questo può spingere le persone a scegliere di non votare come forma di protesta o disinteresse.
  2. Complessità delle questioni: le questioni poste nelle elezioni, in particolare nei referendum, possono essere percepite come troppo complesse o tecniche, rendendo difficile per gli elettori medi comprenderle e prendere una decisione informata. Questo può portare a un senso di alienazione e quindi all’astensione.
  3. Fattori demografici: l’età degli elettori può giocare un ruolo significativo nell’astensionismo. Gli anziani, ad esempio, potrebbero avere difficoltà fisiche che impediscono loro di recarsi ai seggi elettorali. Allo stesso modo, i giovani potrebbero sentirsi meno coinvolti o interessati alla politica.
  4. Cambiamenti nel contesto sociale e politico: cambiamenti nel panorama politico, come l’ascesa di nuovi partiti o movimenti, possono confondere o alienare gli elettori che non si sentono rappresentati dalle opzioni disponibili.
  5. Influenza dei media e delle campagne elettorali: la mancanza di una comunicazione efficace e coinvolgente da parte dei partiti politici e dei media può portare a un’informazione inadeguata tra gli elettori, risultando in un minor interesse per le elezioni.
  6. Questioni locali specifiche: in regioni come la Sardegna, possono esserci questioni locali specifiche che influenzano la decisione degli elettori di partecipare o meno alle elezioni.
  7. Obblighi personali e logistici: fattori come la residenza in un’altra area, impegni di lavoro o familiari, o difficoltà logistiche possono impedire agli elettori di recarsi ai seggi.

 

In base a queste ragioni come si può fare un appello al voto per convincere più gente a recarsi a votare?

 

Per incoraggiare la partecipazione elettorale e ridurre l’astensionismo, si possono adottare diverse strategie. Ecco alcune idee su come fare un appello efficace al voto:

  1. Informazione e educazione civica: promuovere campagne informative che spieghino l’importanza del voto e il funzionamento del sistema elettorale. Offrire programmi di educazione civica nelle scuole e comunità per sensibilizzare sul ruolo del voto nella democrazia.
  2. Facilitare l’accesso al voto: rendere più facile votare, ad esempio estendendo gli orari dei seggi elettorali, fornendo trasporti gratuiti o agevolati ai seggi, o implementando sistemi di voto postale o elettronico per coloro che non possono recarsi fisicamente ai seggi.
  3. Campagne di sensibilizzazione mirate: sviluppare campagne di sensibilizzazione specifiche per gruppi demografici diversi, in particolare giovani e anziani, sottolineando temi e questioni che sono direttamente rilevanti per loro.
  4. Coinvolgimento dei media: utilizzare i media, inclusi social media e piattaforme online, per promuovere attivamente la partecipazione elettorale e fornire informazioni chiare e accessibili sulle elezioni e sui candidati.
  5. Dialogo e ascolto: organizzare forum, dibattiti e incontri pubblici dove i cittadini possono interagire direttamente con i candidati e i partiti politici, favorendo un maggiore senso di coinvolgimento e rappresentanza.
  6. Ridurre la complessità: semplificare il linguaggio e i contenuti delle proposte elettorali e referendarie in modo che siano comprensibili a tutti, evitando gergo tecnico o legale.
  7. Promozione della partecipazione attiva: incoraggiare e sostenere iniziative di partecipazione civica come il volontariato elettorale, gruppi di discussione comunitari e organizzazioni giovanili.
  8. Affrontare le cause dell’astensionismo: identificare e risolvere specifiche questioni locali o nazionali che possono influenzare l’astensionismo, come la sfiducia nelle istituzioni o la mancanza di rappresentanza.
  9. Incoraggiamento e motivazione: utilizzare testimonial positivi, storie di successo e altri metodi motivazionali per mostrare l’impatto positivo del voto e della partecipazione civica.
  10. Riconoscimento del diritto di voto: sottolineare che il voto è non solo un diritto ma anche un privilegio e una responsabilità civica, sottolineando il valore di ogni singolo voto nella formazione del futuro della società.

 

Non diamo quindi ricette, né c’è pretesa di analisi scientifiche o posizioni politologiche.

Come sempre, c’è solo la volontà di stimolare il dibattito e tenere alta l’attenzione sui temi rilevanti.

 

As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola

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