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Attività e organizzazione della Regione: a che punto siamo?

Cagliari, 2 aprile 2024

 

Attività e organizzazione della Regione: a che punto siamo?

Negli scorsi giorni abbiamo appreso la notizia che l’amministrazione regionale ha adottato il PIAO, ossia il Piano Integrato di Attività e Organizzazione.

Si tratta di uno strumento che ha l’ambizione di semplificare e ridurre ad unità un elenco numericamente consistente di strumenti di programmazione che le amministrazioni sono tenute ad elaborare. In tal senso sicuramente riduce la burocrazia.

Grande notizia per i funzionari e i dirigenti che spendono il proprio tempo a scrivere piani di ogni tipo (pare fossero sette – qualche volta  o sempre non è dato sapere redatti secondo una logica dell’adempimento, ossia lo fanno perché è previsto e non perché serva a qualche cosa). Almeno un risultato tangibile c’è: se ne prepara solo uno e fine della storia.

 

Ma, in concreto, quali sarebbero le implicazioni di interesse per noi?

 

Ossia, a parte che ce ne sarà solo uno e siamo tutti felici così i burocrati avranno più tempo per lavorare su altre cose, perché dovrebbe essere una notizia positiva per utenti / cittadini / contribuenti?

 

La risposta è riassunta così: il PIAO è (sarebbe, meglio usare il condizionale, anche per ricordare che la lingua italiana ancora lo prevede) lo strumento che guida le amministrazioni per la creazione di valore pubblico. Per essere più precisi, per migliorare il benessere dei sardi quale comunità amministrata dalla Regione, dando risposte ai bisogni che la stessa esprime.

 

Da dove si parte, quindi?

La base, quella che rappresenta l’insieme delle nostre condizioni fotografate in un dato momento, qual è?

Il PIAO, in una delle sue sezioni, riporta qualche dato che ci aiuta a capire.

La notizia buona è che i dati anche comparativi li abbiamo.

Quella cattiva è che dicono che stiamo scivolando nel fondo baratro.

Ammesso che non ci siamo già.

 

Riprendiamo, per comodità, alcuni passaggi di un articolo recentemente apparso sulla stampa locale. Solo alcuni, così giusto per dare l’idea: molti poveri e pochi laureati, speranze di vita in buona salute basse (ma non avevamo la Blue Zone?), alto abusivismo edilizio, industria vacanziera incapace di girare fuori stagione (con il mantra della destagionalizzazione che sembra funzionare solo per gli sbarchi dei migranti, con immenso rammarico di chi parla di blocchi navali) e spesa per la ricerca ai minimi termini, dati generali di contesto sempre sotto la media nazionale.

Penso sia sufficiente per concludere che siamo, come si diceva ai miei tempi, “camboni”  cioè molto scarsi.

Beh, si dirà: se siamo coscienti di come siamo, ora non resta che adottare le misure per risolvere le cause del malessere! D’altronde è questo lo scopo del PIAO.

Nella speranza che si faccia in futuro, un rapidissimo esame di quello che è stato fatto recentemente per chiederci: ma la Regione, in assenza dell’ormai pluricitato PIAO, è stata attenta al benessere della comunità? Insomma, magari ci si poteva pensare anche prima di questo benedetto documento che ricorda il verso di un pulcino! Purtroppo pare proprio di no. Anzi, sembra che siamo andati in direzione opposta.

 

Se dopo molti anni il tasso di abbandono scolastico assume finalmente una dimensione accettabile, sembra che siamo passati dal 25% del 2011 al 13% circa attuale, siamo sicuri che la riduzione delle autonomie scolastiche non sia un’ulteriore causa per un probabile aumento? Non ho una risposta certa, ma faccio una certa fatica a capire come la chiusura di una scuola e l’aumento della distanza da casa possa essere di aiuto.

 

Che dire del numero dei laureati sulla popolazione di età compresa tra 30 e 34 anni  ben 5 punti sotto la media nazionale? Anche in questo caso non mi è molto chiaro in che modo i ritardi nella concessione delle borse di studio possano essere stati di aiuto per migliorare il dato.

 

E il livello di reddito?

Imperversa la povertà, dimostrano i dati.

E non si comprende come tenere le risorse nelle casse – l’equivalente di chi è ricco ma custodisce gelosamente i soldi in cassaforte – se deprimendo una parte importante della domanda aggregata, possa aver contribuito al miglioramento di qualche indicatore.

 

Ma davvero avevamo bisogno che ce lo dicesse l’ennesimo documento programmatorio?

 

Con dedizione, Luca Spissu

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