Autonomia.
Sogno infranto?
Occasione mancata?
L’autonomia speciale della Sardegna, nata con la Costituzione del 1948, doveva essere uno strumento per garantire lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’isola, nel rispetto delle sue peculiarità storiche e geografiche.
Settant’anni dopo, il bilancio è tutt’altro che positivo.
L’autonomia si è trasformata in una gabbia, in un guscio vuoto, in una serie di competenze formali che non si traducono in potere reale.
La Regione è ostaggio di una burocrazia elefantiaca, di un centralismo strisciante, di un sistema di finanziamento che la rende dipendente dallo Stato.
Le scelte strategiche per il futuro della Sardegna vengono prese altrove, nei palazzi romani, nelle stanze dei bottoni delle multinazionali.
La Regione è ridotta a un ruolo di esecutore, di gestore dell’ordinario, di distributore di sussidi.
Eppure, la Sardegna ha tutte le carte in regola per diventare un’isola autonoma, forte, protagonista del suo destino.
Ha un popolo fiero, una cultura millenaria, un patrimonio ambientale unico.
Quello che manca è la volontà politica, la capacità di fare squadra, la visione a lungo termine.
È tempo di voltare pagina, di riscrivere le regole del gioco, di costruire un nuovo modello di governo.
Un’autonomia che sia vera, che sia forte, che sia capace di rispondere alle sfide del XXI secolo.
La Regione deve avere il potere di decidere sulle materie che riguardano il suo territorio.
La Regione deve avere le risorse necessarie per attuare le sue politiche, attraverso un sistema di finanziamento basato sulla compartecipazione alle entrate fiscali.
I cittadini devono essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il loro futuro, attraverso forme di democrazia partecipativa e deliberativa.
La macchina amministrativa deve essere in grado di fare la sua parte in tempi consoni.
Un’autonomia che sia un’occasione per la Sardegna, un’opportunità per costruire un futuro di sviluppo sostenibile, di giustizia sociale, di benessere per tutti.
Crediamo in un’autonomia forte, capace di dare voce e potere ai sardi?
Sogno, realtà, necessità o impossibilità?



