Bikila.

Cagliari, 31 luglio 2024

 

Bikila.

 

Nel 1960, Abebe Bikila vinse la maratona olimpica a Roma correndo scalzo, un’immagine che rimane scolpita nella memoria collettiva come simbolo di purezza e autenticità nello sport. Questo evento è spesso paragonato alla realtà odierna degli atleti professionisti, che godono di enormi compensi e risorse tecnologiche avanzate. La differenza tra l’epoca di Bikila e il presente è evidente non solo nelle attrezzature, ma anche negli aspetti socio-economici e culturali dello sport.

La vittoria di Bikila rappresentava lo spirito olimpico originario, esaltando la determinazione e il talento naturale al di sopra di ogni altra cosa. Oggi, il mondo dello sport è dominato da un’industria multimiliardaria in cui gli atleti diventano icone globali, spesso più noti per i loro contratti pubblicitari che per le loro imprese sportive. Il fenomeno non si limita solo al calcio, ma si estende a molte discipline, trasformando lo sport in uno spettacolo più che in una competizione.

Il fondatore delle Olimpiadi moderne promuoveva valori di amicizia, rispetto e spirito di competizione leale. Questi ideali sembrano essere stati offuscati dal crescente interesse economico e dalle pressioni commerciali che circondano gli eventi sportivi di oggi. La questione del doping, per esempio, è un segnale preoccupante di come l’ossessione per la vittoria e il successo finanziario possa portare gli atleti a mettere a rischio la loro salute e l’integrità dello sport stesso. Gli scandali doping, che hanno coinvolto numerosi atleti di alto livello, evidenziano le distorsioni create da un sistema che premia la vittoria a tutti i costi.

Riflettere sulla possibilità di un ritorno a una concezione più sana e giusta dello sport implica immaginare un sistema in cui l’attenzione si sposta dal profitto e dalla fama alla salute, al benessere e ai valori fondamentali del gioco. Ciò non significa ignorare il valore economico e sociale che lo sport può generare, ma piuttosto bilanciare questi aspetti con un’etica che rispetti l’individuo e la comunità.

L’idea di ritornare a uno sport più puro e autentico potrebbe sembrare utopistica, ma non è irrealizzabile. Alcuni movimenti e iniziative stanno già cercando di promuovere lo sport amatoriale e l’attività fisica come strumenti di benessere piuttosto che come mezzi di arricchimento. L’educazione sportiva nelle scuole, programmi comunitari e campagne di sensibilizzazione possono giocare un ruolo cruciale nel riscoprire il vero significato dello sport.

La vittoria di Bikila rimane un faro di speranza per chi desidera vedere lo sport tornare alle sue radici di competizione leale e sviluppo personale. In un’epoca in cui gli atleti sono diventati simboli del successo economico, è importante ricordare che il vero valore dello sport risiede nella sua capacità di ispirare, unire e promuovere uno stile di vita sano e giusto.

 

A piedi scalzi, Nicola

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