Ciao Francesco, ciao.
Oggi dismetto ogni ruolo.
Oggi parlo da figlio.
Perché ci hai fatto sentire tutti così, figli.
Nessuno escluso.
Hai abbracciato il mondo con la forza di chi conosce la fragilità.
Lo hai fatto con le mani nude.
Senza orpelli, senza paura.
Ci hai ricordato quotidianamente che essere cristiani significa restare umani.
E che restare umani è la cosa più difficile, in un mondo che corre verso il contrario.
Hai camminato tra macerie, quartieri dimenticati, margini invisibili della società.
E ci hai ricordato che Dio non vive negli occhi di chi soffre.
Negli abbracci delle madri sole, nei silenzi dei carcerati, nelle rughe dei poveri, nei bambini che sperano ancora.
Ci hai ricordato che il Vangelo non è un libro da citare, ma una vita da vivere.
Hai fatto tremare i potenti, non per rabbia, ma per amore.
Un amore disarmante, ostinato, scandaloso per chi cercava solo un’autorità formale, una Chiesa chiusa, ordinata, distante.
Tu, con un sorriso stanco e testardo, hai aperto porte, finestre, cuori.
Hai chiesto scusa. Hai chiesto perdono.
E lo hai fatto a nome di tutti, anche quando non toccava a te.
Ma chi ama, sa che l’amore è sempre il primo a chiedere scusa.
Hai parlato ai giovani come un nonno ribelle.
Ai leader del mondo come un fratello maggiore.
Ai nemici come a uomini, non come a etichette.
Hai parlato a tutti.
Anche quelli che non credono, ma che avrebbero voluto crederti.
E tutti ti hanno capito.
Hai parlato di pace come se fosse possibile.
E ci hai convinto che lo è, se solo smettiamo di pensarla come un’utopia.
Hai detto che la fraternità è politica.
Che la sostenibilità è Vangelo.
Che l’amore è rivoluzione.
Oggi siamo orfani.
Ma non soli.
Rimani nelle scelte che ci hai lasciato da compiere.
Resti nei gesti che avremmo potuto imitare e che ora, forse, proveremo davvero a fare nostri.
La santità non è assenza di errori, ma presenza ostinata di bene.
Anche quando è difficile. Anche quando è impopolare.
Ciao Francesco. Ciao.
Grazie perché ci hai fatto sentire che era ancora possibile credere.
Nella Chiesa, nell’umanità, nella giustizia, in qualcosa di più grande di noi.
Ci hai guardati uno per uno, come fa un padre buono.
Ma ci hai sempre rimandati in cammino, come fa un maestro che non vuole discepoli immobili.
Una terra abitata da fratelli.
Una casa per chi non ne ha.
Una carezza per chi non è stato visto mai.
Riposa, Francesco.
E se puoi, da lassù, continua a pregare per noi che restiamo a imparare.
Con Fede, Speranza e Carità
Nicola



