Cioran.

Cagliari, 18 ottobre 2024

 

Cioran.

 

Emil Cioran, il filosofo e saggista rumeno, è noto per il suo pensiero profondamente pessimista e le sue riflessioni esistenziali, tra cui l’osservazione che più si progredisce interiormente, più si riduce il numero delle persone con cui si può realmente comunicare. Questa affermazione, per quanto possa sembrare estrema, racchiude una verità che molti, nel loro percorso di crescita personale, possono aver sperimentato.

 

Il progresso interiore, spesso inteso come un approfondimento della comprensione di sé e del mondo, porta inevitabilmente a una maggiore complessità di pensiero e sensibilità. Questo processo può creare una distanza tra chi lo vive e coloro che, per diverse ragioni, non percorrono lo stesso cammino o lo fanno a un ritmo diverso. Non si tratta di una superiorità morale o intellettuale, ma di una divergenza nelle esperienze, nei valori e nelle percezioni. Quando la profondità di pensiero aumenta, anche la necessità di una comunicazione autentica e significativa cresce, e può diventare sempre più difficile trovare interlocutori con cui condividere questa profondità.

 

La comunicazione non riguarda solo lo scambio di informazioni, ma è un ponte tra anime, un riconoscimento reciproco di esperienze, emozioni e comprensioni. Quando una persona sviluppa una visione del mondo più complessa e sfumata, può sentire che le conversazioni ordinarie, superficiali o guidate da convenzioni sociali, non riescono più a soddisfare il suo bisogno di connessione autentica. Questo porta a un isolamento, non necessariamente fisico ma emotivo e intellettuale.

 

È corretto dire che questo fenomeno accade?

Sì, ma con delle precisazioni.

Non è detto che il progresso interiore conduca inevitabilmente a un isolamento assoluto. Piuttosto, porta a una selezione naturale delle relazioni.

Ciò che cambia è il criterio di scelta, non si tratta più di chi si incontra per caso, ma di chi si sceglie di tenere accanto per affinità profonde.

È giusto che avvenga?

Da una prospettiva esistenziale, potrebbe sembrare inevitabile.

Tuttavia, il concetto di giustizia in questo contesto è difficile da applicare; più che di giustizia, si tratta di autenticità e coerenza con se stessi.

 

Esistono correttivi a questo fenomeno?

Uno dei correttivi più efficaci potrebbe essere la capacità di mantenere una sorta di bilinguismo emotivo e intellettuale, saper dialogare sia a livelli profondi che su piani più comuni senza sentirsi falsi o inautentici.

Questo richiede una grande maturità emotiva e la capacità di accettare la diversità delle esperienze umane, riconoscendo che non tutti condividono o devono condividere la stessa profondità di pensiero.

Un altro correttivo potrebbe essere il coltivare comunità e relazioni basate su interessi comuni, dove la possibilità di trovare interlocutori con cui condividere il proprio mondo interiore è maggiore. Non si tratta di cercare di cambiare gli altri o di abbassare il proprio livello di riflessione, ma di espandere il cerchio delle proprie interazioni in modo che possano includere sia chi ci comprende in profondità, sia chi ci accompagna solo per una parte del cammino.

 

In definitiva, il progresso interiore non deve necessariamente condurre a un isolamento totale, ma piuttosto a una maggiore selettività nelle relazioni.

E in questa selettività, se gestita con equilibrio e apertura, si può trovare un modo per comunicare con il mondo senza rinunciare alla propria profondità.

 

Pensamentus, Nicola

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