Buon pomeriggio a Tutt*
grazie a Tutt* per esserci, ai Relator* ed agli Amic* di Demos con cui abbiamo immaginato l’incontro di oggi.
Sono Nicola Pirina, Presidente di Sardegna 2050, una delle sigle del campo largo, lo dico perché magari qualcuno l’ha dimenticato .
In realtà io sono qui solo per chiedere al sindaco Milia i canestri nuovi per il campo del Poetto 😉
Scherzi a parte, Benvenut*
Nell’era in cui sono tutti giuristi (danno buoni consigli perchè non possono più dare il cattivo esempio), mi si passi la forzatura, parto dagli imputati.
La politica e la rassegnazione.
Negli ultimi quarant’anni, abbiamo assistito al collasso di un intero ecosistema.
La fiducia.
Procedo per immagini.
Mino Martinazzoli, 1989, ultimo discorso all’ultimo Congresso della DC, il suo rationale era la politica è in crisi ma signore e signori la politica siamo noi … ultimo
congresso DC … provate a ricordare che aveva davanti.
Alle politiche nazionali i cartelli civici puri non sfondano, salvo eccezioni localissime.
Alle regionali qualche exploit territoriale, ma raramente vincono la guida della regione.
Alle comunali, anche nei capoluoghi, a volte vincono, prendono il sindaco con liste
civico centriche e in molte città fanno la differenza nei ballottaggi … ma veramente
civiche in senso proprio faccio fatica a vederle, senza brand nazionali o senza
coalizioni, i civici non passano la soglia di attenzione.
Gaza, giovani nelle piazze, c’eravamo anche noi, ma loro non erano con noi.
Ambiente, giovani convinti sempre di più, ma idem come Gaza.
scomodo.org la più grande redazione giovanile di protesta d’Italia.
https://nodi-itaca.com/index.php/sardinia-unlocked/ forse il più grande ed operativo network di quasi giovani sardi sparsi in Europa e nel mondo che cercano di fare qualcosa in Sardegna.
https://www.stillirise.org/ cambiamo il mondo un bambino alla volta è il loro claim, aprono IB nelle aree più povere del mondo con modello no profit.
https://www.bitetheballot.co.uk/ we are changemakers è il loro claim, giovani che coinvolgono giovani nella democrazia, fisicamente, fanno campagne digitali, rafforzano la voce giovanile nella politica e nel sociale.
https://associazionejoint.org/ crescere in europa per cambiare il mondo è il loro
claim, fanno promozione per la partecipazione attiva dei giovani.
https://pilp.nu/en/about-pilp/ reti civiche di assistenza per i diritti umani.
Io e Mario Arca che scriviamo libri … lo so non lo sapevate, l’ha letto solo l’On. Ciani
in aereo mentre dormiva e per Natale esce il secondo, Finestre
… enne millemila altri esempi, non vi voglio tediare…
Ci sono pertanto mille modi di intendere il civismo sia in politica che nel sociale.
Dal Rapporto Italia 2025 Eurispes:
● Solo il 21% degli italiani dichiara fiducia nei partiti politici.
● Flessione della fiducia nel sistema istituzionale, passata dal 36,5% del 2024
all’attuale 33,1%
● Cala sensibilmente la fiducia nel Parlamento (25,4%), nel Governo (30,2%) e
nella Magistratura (43,9%), nei sindacati (38,6%) e nella pubblica
amministrazione (36,3%).
● All’interno delle famiglie italiane prevalgono preoccupazioni legate a crisi economiche (67,6%), eventi climatici estremi (69,5%) e possibili guerre.
Per dare la misura, nella media OCSE siamo in fondo alla classifica, appena sopra la Turchia e ben sotto i Paesi del Nord Europa, dove i cittadini credono ancora che la politica serva qualcosa.
Da noi, invece, la politica serve se stessa, dice la popolazione non votante e oramai
larga parte di quella votante.
Capite cosa vuol dire?
Non è più disinteresse, è espulsione.
La politica, intanto, recita la parte del vivo.
Ma non genera più nulla.
È un organismo in coma che parla per inerzia, mentre fuori la società è già altrove.
Autonoma, connessa, auto-organizzata.
Guardate cosa succede ogni giorno nel silenzio dei media.
Ci sono oltre 5 milioni di italiani che fanno volontariato regolare, il 9% della popolazione attiva, se fosse un partito, sarebbe trai più grandi del Paese.
Eppure, non ha segreterie, non ha leader, non ha slogan.
Ha solo una parola d’ordine: fare.
Questo è il nuovo civismo.
Un civismo che non protesta, progetta.
Che non delega, costruisce.
Che non chiede spazio, se lo prende.
È politica, ma fatta in rete, non sui social, né nei palchi, né nei retropalchi.
È democrazia aumentata, non rappresentanza ridotta.
E guardate le assemblee dei cittadini che discutono di clima, di territorio, di sanità.
Sono strumenti deliberativi, non sondaggi d’opinione.
Eppure la vecchia politica li ignora.
Perché non li controlla.
Li teme, perché non li può usare.
Vedete, questo è il punto.
La politica del potere è finita.
È finito il tempo delle stanze chiuse, dei voti scambiati, delle rendite di posizione.
È finita la finzione per cui il comando arriva dall’alto e l’obbedienza dal basso.
Quel mondo è morto e il suo funerale lo abbiamo già celebrato.
Ora serve un’altra forma di vita politica.
Una politica generativa.
Una politica che non accumula potere, ma attiva energia.
Che non occupa spazio, ma lo libera.
Che non crea sudditi, ma attori collettivi.
Non è utopia, è biologia sociale, ogni volta che un sistema si chiude su se stesso, la vita si organizza altrove.
E oggi la vita politica è tornata dove era nata, tra le persone.
Le reti civiche sono la nuova infrastruttura del Paese.
Altro che ponti e autostrade.
Una rete civica è più potente di un ministero, se genera fiducia.
Perché ogni euro speso in fiducia sociale ne restituisce cinque in valore pubblico.
È economia della relazione, è efficienza senza burocrazia, è comunità che funziona senza dover chiedere permesso.
La verità è che la società ha imparato a fare da sola.
E la politica, se vuole sopravvivere, deve rimettersi dentro la società, non sopra.
Deve diventare piattaforma di abilitazione.
Un dispositivo che collega, moltiplica, rende possibile.
Non più un potere che ordina, ma un connettore che genera.
Chi parla di civismo come se fosse terzo settore non ha capito niente.
Il civismo non è il contorno, è il piatto principale.
È l’unico spazio rimasto dove nascono idee nuove, dove si sperimenta, dove si ricostruisce senso.
È l’antidoto al cinismo e all’astensione.
È il luogo della nuova politica.
Ma attenzione.
Civismo non significa bontà.
Significa responsabilità condivisa.
Perché la democrazia non muore quando la si contesta, muore quando la si smette di pretendere.
E noi dobbiamo tornare a pretendere.
Pretendere visione, coerenza, competenza.
Pretendere che il potere serva qualcosa che non sia sé stesso.
Oggi l’Italia non ha bisogno di leader carismatici, ha bisogno di catalizzatori di energia civica, di donne e uomini che non vogliono governare gli altri, ma governare con gli altri.
Per questo il futuro non nascerà nei palazzi, ma nelle reti, nelle comunità che si prendono cura di ciò che amano, nei ragazzi che organizzano raccolte fondi invece di fare comizi, negli innovatori sociali che cambiano la realtà senza aspettare un decreto.
Questa non è la fine della politica, direbbe Martinazzoli, è la sua attuale
trasfigurazione.
Ma la storia non aspetta.
E chi resta fermo non è neutrale, è complice.
È tempo di politica generativa, è tempo di un nuovo civismo.
Vero.
Grazie per l’ascolto e buona discussione.
Buon lavoro e buon futuro a Tutt*



