Cagliari, 12 giugno 2024
Common good.
Esiste una sottile linea di confine tra gli studi dei futurologi e la filantropia.
Sono i beni comuni.
Le due discipline offrono un punto di incontro su un tema cardine.
Ai più potrebbe non sembrare, ma la comunità dei filantropi (quella vera) è tanto vasta quanto discreta.
Diversi studi dimostrano come la filantropia europea possa applicare il pensiero prospettico per realizzare il suo potenziale, per essere lungimirante, innovativa e capace di assumersi rischi, promuovendo al contempo capacità anticipatorie all’interno della società civile e delle comunità.
Confesso d’avere la sensazione che servano linee guida pratiche per i leader non solo di fondazioni, membri di consigli di amministrazione, operatori del settore filantropico, donatori, consulenti, ricercatori e professionisti della società civile, anche la classe politica ne abbisognerebbe, serve saper navigare in un panorama in continuo mutamento, valutando i rischi e le opportunità attuali e future.
Nel settore della filantropia, che si vanta della sua capacità di assumersi rischi e innovare, è essenziale rafforzare il muscolo del futuro.
Bisogna promuovere la capacità di leggere ed anticipare gli scenari per i beni comuni.
Questo significherebbe realmente mettersi al servizio della società e degli interessi comuni.
Servono partnership costruite su interessi comuni e su visioni condivise, con l’obiettivo di ispirare l’uso del pensiero prospettico e dell’anticipazione nel lavoro filantropico, contribuendo così a un futuro sano, sostenibile ed equo per le persone e il pianeta.
Col naso all’insù, Nicola



