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Comunità energetiche rinnovabili: opportunità per la Sardegna e sfide per il futuro

Cagliari, 16 aprile 2024

Comunità energetiche rinnovabili: opportunità per la Sardegna e sfide per il futuro

Il tema relativo alla copertura del fabbisogno energetico dell’Isola ha occupato buona parte della discussione della recente campagna elettorale. Si è parlato di tyrrhenian link e delle contestate servitù collegate alla realizzazione delle grandi infrastrutture di produzione e di trasporto energetico, soprattutto con riferimento ai rischi di potenziali danni alla risorsa paesaggistica.

Non si è considerato però il ventaglio delle possibili alternative. Tra queste, assumono sicuro rilievo le opportunità legate allo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) che in un territorio come la Sardegna rappresentano una prospettiva di grande interesse.

Ciò non solo per le caratteristiche di scarsa densità produttiva e abitativa dell’Isola e per la presenza di un numero elevato di comuni  al di sotto dei 5.000 abitanti (316 su 377), ma anche per la cospicua disponibilità di risorse economiche destinate ad incentivare la creazione di fonti di autoconsumo proprio negli enti locali al di sotto di quella soglia demografica.

Il decreto attuativo entrato in vigore da qualche settimana rappresenta uno strumento di grande importanza che è utile far conoscere e valorizzare. Gli enti regolatori vanno definendo le regole operative che dovranno disciplinare le modalità e le tempistiche di riconoscimento degli incentivi mentre il GSE, soggetto gestore della misura, sta mettendo in esercizio i portali attraverso i quali sarà possibile presentare le richieste.

Si tratta di uno strumento normativo che consente un deciso passo avanti nella gestione efficiente delle infrastrutture di distribuzione dell’energia elettrica e che reca con sé importanti vantaggi dal punto di vista della sicurezza energetica a livello di singoli territori.

Le regole di autoconsumo diffuso e i contributi di valorizzazione che spettano all’energia autoprodotta sono rivolti ad un pubblico di potenziali utenti decisamente ampio.

I benefici possono ricadere su vari potenziali categorie di utenti: cittadini, imprese di vari settori, enti pubblici e privati, comprese parrocchie e le organizzazioni del terzo settore. In molti casi la creazione delle CER apre prospettive di coesione sociale e attiva efficaci strumenti di mitigazione della povertà energetica.

Non vanno considerate solo le entrate da incentivo di energia condivisa e di immissione in rete. Vanno considerati anche altri vantaggi diretti e indiretti.

Pensiamo alla possibilità di usare energia elettrica messa a disposizione per i membri della CER anche in edifici dove non è possibile produrre con le rinnovabili; pensiamo allo sviluppo di mobilità elettrica a costi contenuti. Pensiamo all’impatto sul territorio; alla creazione di competenze green e digitali, alla restituzione e condivisione di valore; alla produzione e all’utilizzo di energia rinnovabile per intere comunità di cittadini e utenti particolarmente svantaggiati.

Non solo: una gestione efficace e sostenibile dell’energia così distribuita aiuta senz’altro a limitare il rischio di attrarre movimenti speculativi dato che i maggiori benefici derivano appunto da un corretto dimensionamento degli interventi sull’effettivo profilo di consumo degli aderenti.

La sfida dell’indipendenza energetica è dunque tutta da giocare e obbliga a mettere in gioco responsabilità diffuse, intelligenza dei fatti e volontà creativa.

 

Cristiano Erriu

 

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