Craxi.

Cagliari, 15 maggio 2024

 

Craxi.

 

Nel tessuto della storia politica e economica italiana, una figura controversa come Bettino Craxi, primo ministro italiano negli anni ’80, ha lasciato un’eredità di frasi memorabili e di politiche discutibili. Una delle sue citazioni più emblematiche riflette un profondo senso di realismo industriale e di strategia economica: “Noi voliamo coi vostri aeroplani ma voi camminate con le nostre scarpe e si va più a piedi che in aereo.” Questa frase, al di là del suo valore retorico, solleva questioni cruciali sulla natura dell’industrializzazione e sull’importanza di riconoscere e sviluppare le industrie più adatte al contesto nazionale.

Il significato dietro la dichiarazione di Craxi è una critica velata e una strategica difesa delle capacità industriali italiane. L’Italia, famosa per la sua industria della moda e del design, ha eccelso in settori dove il valore aggiunto è dato dalla creatività, dall’artigianalità e dalla qualità, nonostante non competesse direttamente con le potenze industriali nel campo della tecnologia avanzata, come gli aeroplani. Craxi sottolineava con questa frase la rilevanza di capitalizzare su ciò che un paese sa fare meglio, piuttosto che inseguire ambiti in cui ha minori vantaggi competitivi.

L’osservazione di Craxi tocca un punto nevralgico dell’economia.

L’importanza dell’industria possibile.

Questo concetto si riferisce alla necessità di una nazione di identificare e coltivare settori industriali nei quali possiede o può sviluppare un vantaggio competitivo sostenibile. Nel caso dell’Italia, l’industria della moda e del lusso non solo ha rappresentato una fonte importante di export e di riconoscimento internazionale, ma ha anche stimolato significativi sviluppi collaterali in termini di marketing, distribuzione e design.

L’applicazione del principio dell’industria possibile non è limitata alla sola Italia. Ogni paese, a seconda delle sue specificità culturali, geografiche e educative, può identificare quei settori dove la convergenza tra capacità locali e domanda globale è più fruttuosa. Ad esempio, la Germania ha investito massicciamente nell’ingegneria meccanica e nell’automobilismo, mentre la Silicon Valley negli Stati Uniti è diventata il fulcro dell’innovazione tecnologica.

La sfida, tuttavia, è nel mantenere un equilibrio tra il coltivare le industrie esistenti e l’innovare in modi che anticipino le esigenze del mercato futuro. L’Italia, con la sua forte tradizione nelle industrie creative, deve continuamente investire in tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e la sostenibilità applicata alla moda, per mantenere la sua competitività.

La riflessione su quale debba essere l’industria possibile per un paese richiede una comprensione profonda delle proprie risorse, sia umane che materiali, e della dinamica dei mercati globali.

L’errore di puntare unicamente su settori tradizionali senza esplorare nuove possibilità può portare a una lenta erosione del vantaggio competitivo di un paese.

In conclusione, la frase di Craxi ci ricorda l’importanza di comprendere e valorizzare le proprie capacità produttive in un contesto globale. L’industria possibile non è solo quella che esiste già, ma quella che può essere sviluppata attraverso l’innovazione e l’adattamento, garantendo così la sostenibilità e la crescita economica a lungo termine.

 

Con senso di possibilità, Nicola

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