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Croci e sacrestani.

Cagliari, 11 giugno 2024

 

Croci e sacrestani.

 

Ci sono due detti che mi hanno colpito questa settimana:

 

  • Bisogna fare attenzione a dove si mette la croce perché poi bisogna portarla
  • Se non diventi mai parroco e rimani sempre sacrestano qualcosa significherà

 

Entrambe mi pare nascondano messaggi più profondi dell’apparenza, di riflessione personale e spirituale che tocca temi universali come la responsabilità, il sacrificio e la crescita individuale.

 

Quanto alla prima genericamente si intende che ogni decisione importante che prendiamo comporta delle responsabilità che dovremo affrontare. La croce, simbolo centrale del cristianesimo, rappresenta non solo il sacrificio, ma anche l’accettazione consapevole delle conseguenze delle proprie scelte. Se si decide di prendere su di sé una croce, bisogna essere preparati a portarla con consapevolezza e forza, altrimenti si rischia di non riuscire nel compito o di subire negativamente il peso di quella scelta.

La croce, originariamente strumento di esecuzione, è diventata simbolo di redenzione e speranza. Mettere la croce rappresenta prendere decisioni importanti, spesso gravose, che comportano impegni duraturi. Una volta presa una decisione significativa, va rispettata e portata con dedizione.

 

La seconda frase può essere interpretata come una riflessione sulla crescita personale e professionale. Rimanere in una posizione subordinata, senza mai aspirare a ruoli di maggiore responsabilità, potrebbe indicare una mancanza di ambizione o la paura di affrontare sfide più grandi. Questo suggerisce che, per realizzare appieno il proprio potenziale, è necessario non accontentarsi dello status quo, ma puntare costantemente a migliorarsi e a raggiungere nuovi obiettivi.

D’altra parte, la stessa frase può riflettere anche una realtà differente.

In questo caso, l’accento è posto sulla capacità e sull’ambizione personale.

Un sacrestano che non diventa mai parroco potrebbe rappresentare una persona che, per mancanza di stoffa o per scelta altrui, rimane in un ruolo subalterno.

Questo può indicare che alcune persone non possiedono le qualità necessarie per crescere e assumere ruoli di maggiore responsabilità e leadership.

Vengono quindi considerate più adatte a posizioni dove possono essere meglio sfruttate senza mettersi troppo in evidenza.

 

Altri scelgono per i sacrestani.

 

Queste riflessioni possono essere estese a diversi ambiti della vita, dalle carriere professionali ai ruoli sociali e familiari. È fondamentale, quindi, conoscere le proprie capacità e i propri limiti, e fare scelte consapevoli per evitare di trovarsi in situazioni insostenibili o di venire sfruttati in ruoli che non valorizzano pienamente le proprie potenzialità.

Entrambe le frasi, dunque, offrono spunti di riflessione sulla necessità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di perseguire la crescita personale. Nonostante le difficoltà e i sacrifici che queste scelte possono comportare, esse rappresentano un cammino di realizzazione e di fede, in cui la dedizione e la perseveranza sono essenziali.

 

Fede, speranza e carità rimangono indispensabili.

Un sorriso, Nicola

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