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De competentia condendo.

Cagliari, 12 aprile 2024

De competentia condendo.

 

Quando parliamo di competenze di chi amministra la cosa pubblica in posizione apicale, di cosa parliamo?

Difficile rispondere.

Se ne discute da tempo in tutte le sedi: spiagge, campi da tennis e calcetto, bar e chioschi. Tra un Aperol Spritz e un Gin Tonic, un birrozzo Ichnusa al Poetto e una partita a padel, alla fine, sembra ci siano due correnti di pensiero assai diverse.

 

La prima teorizza che un DG debba, in ordine sparso, saper: ascoltare, supportare, valorizzare, delegare e controllare. Saper ascoltare attentamente i collaboratori, i portatori di interesse per comprendere meglio le esigenze, i bisogni e le preoccupazioni, assumere decisioni informate e, udite udite, creare un ambiente collaborativo generatore di valore.

Poi, deve supportare, sostenere e motivare il proprio team. Deve essere in grado di aiutare le sue prime linee (i direttori di servizio), condividendo con loro una strategia e assicurandosi che abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per svolgere le loro mansioni in modo efficace.

Significa anche che, di fronte a qualche errore commesso, non va a cercare il colpevole ma indaga tempestivamente per capire perché e, piuttosto che inveire se ne assume tutte le responsabilità, dato che è lui/lei che decide come organizzare il lavoro, come e chi attribuire le deleghe, etc.

Valorizzare i risultati e i contributi di ogni componente del team.

Valorizzare significa mostrare gratitudine e apprezzamento per il lavoro svolto.

 

Poi c’è la seconda corrente di pensiero.

Molto meno elaborata della prima. Si parla di competenza di posizionamento.

Ad esempio, immaginiamo che un giorno uno/a scriva il testo di una deliberazione che deve adottare la Giunta (per chi non lo sapesse, sono i/le DG che le scrivono), e che, così, tra il lusco e il brusco, cambi la maggioranza contro tutti i pronostici. Cosa fa? Cosa deve saper fare? Senza esitazione alcuna deve negare che fosse lui ad aver scritto qualunque cosa dato che era in Australia o in India. Poi, se qualcuno dovesse insistere che: “guarda che non avevi neppure il passaporto, eri qui”, allora come si comporta? In questa situazione deve utilizzare la nota Scaiola’s Exit. Allora, se qualcuno li dovesse cassare in fallo, dovrebbero ripetere, come un mantra queste parole, in sequenza perfetta: “Io non ne so niente, tutto è successo a mia insaputa. E ripeto, anche senza passaporto, io ero in Australia. O in India. E comunque non ero io.”

 

In tal modo il nuovo posizionamento è raggiunto. E la nuova partita di padel già organizzata.

 

L’ironia salverà il mondo.

Con affetto, Luca Spissu

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