Democrazia.

Cagliari, 20 maggio 2024

 

Democrazia.

 

La riflessione di Giorgio Gaber sulla relazione tra democrazia e qualità affronta un tema centrale e spesso controverso nel dibattito politico e sociale. Gaber, con la sua proverbiale capacità di incisività, mette in luce un paradosso apparentemente insormontabile: mentre la democrazia valorizza la partecipazione e l’inclusione, può anche portare, secondo alcune interpretazioni, a una diluizione della qualità nel processo decisionale.

 

Questa osservazione ci spinge a riflettere sul significato stesso di qualità in un contesto democratico. La democrazia, per definizione, è il governo del popolo, dove la maggioranza determina le direzioni di governo attraverso il voto. Ciò implica che le decisioni sono il risultato di un compromesso tra diversi interessi e visioni, il che può a volte sembrare un abbassamento della qualità delle politiche pubbliche se valutate da una prospettiva di eccellenza tecnica o specialistica.

 

Il concetto di qualità in politica è spesso associato a decisioni informate, strategiche e tecnicamente valide, che possono non sempre coincidere con le preferenze della maggioranza.

Questo solleva una questione fondamentale

Come può una società democratica garantire che le decisioni prese non solo rispecchino la volontà popolare, ma siano anche di alta qualità in termini di risultati e impatti a lungo termine? E che siano assunte dalle migliori menti e competenze presenti in quel determinato momento storico?

Abbiamo lo stesso concetto di migliori competenze?

 

Un punto cruciale nella risposta a questa domanda è il ruolo dell’educazione civica e dell’informazione. Una popolazione ben informata e critica è più propensa a riconoscere e sostenere politici, tecnici e politiche di qualità, anche quando richiedono sacrifici o sono complesse da comprendere. In questo senso, il ruolo dei media, delle istituzioni e dei gruppi di interesse diventa essenziale per elevare il livello del dibattito pubblico e, di conseguenza, la qualità delle decisioni democratiche.

 

Allo stesso tempo, l’idea che la qualità possa essere appannaggio solo di pochi ma buoni rischia di introdurre una tensione elitaria che è in contrasto con il principio di uguaglianza alla base della democrazia. Questo punto di vista può alimentare una distanza tra governanti e governati, con la percezione che i primi abbiano competenze o conoscenze che li rendono in qualche modo superiori ai secondi. Tale percezione può erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche e aumentare il dissenso e la disaffezione politica.

 

Gaber ci invita a considerare se sia possibile concepire un modello di democrazia che non solo tolleri ma incoraggi la qualità senza sacrificare i principi di inclusione e partecipazione. Questa è forse la sfida più grande, trovare un equilibrio tra competenza e rappresentatività, tra decisioni tecnicamente valide e legittimamente popolari.

 

Mentre la tensione tra democrazia e qualità è reale e rilevante, la soluzione non risiede nel rinunciare a uno dei due valori, ma nel rafforzare i meccanismi attraverso cui l’informazione, la formazione e il dialogo civico possono elevarsi, garantendo così che la qualità delle decisioni democratiche sia il risultato di un processo collettivo e condiviso.

 

Questo è un compito complesso che richiede un impegno continuo e una riflessione costante sulle dinamiche di potere e partecipazione nella società moderna.

E pazienza. Tanta pazienza.

Come la fiducia è un muscolo che deve essere costantemente allenato.

 

Un sorriso, Nicola

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