Home 9 Lab Scuola e Cultura 9 Diceva un saggio: “Odio gli indifferenti”. Perché non si può non essere partigiani.

Diceva un saggio: “Odio gli indifferenti”. Perché non si può non essere partigiani.

Senza volerlo citare a sproposito, perché è importante non scordare, specie in un periodo come questo, alcuni dei cardini del pensiero gramsciano.

Ha ancora un senso, ai giorni nostri, leggere o rileggere o comunque studiare Gramsci?

E’ corretto trovare una chiave di lettura e divulgazione verso i giovani?

Ad esempio, per volare basso, prendiamo alcune frasi celebri.

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.

Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio.

L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.

Poche mani, non sorvegliate da controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa.

Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza.

Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò che noi non possiamo più fare.

La piena realizzazione storica degli ideali di libertà, eguaglianza e fraternità costituirà, al contempo, la realizzazione e il superamento del concetto di diritto, quale strumento di un potere politico separato dall’insieme sociale.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costrutti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza.

Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.

Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Scriveva, tra le altre, Gramsci.

Questi sono solo alcuni stimoli che derivano da un gigante, sempre attuale, del pensiero politico mondiale. In questo contesto però occorre anche interrogarsi sul senso dell’impegno in prima persona. Infatti:

“Ha senso lottare in un sistema che è stato ampiamente sfruttato, depredato, stuprato e ridotto in fumo da generazioni che in larga parte, se ne sbattono di chi ci sarà dopo?

Quante iniziative politiche (serie!) di divulgazione ci sono rivolte ai giovani?

Quante di quelle poche che vengono portate avanti sanno davvero parlare il nostro linguaggio e toccare i temi che davvero possono far presa su una generazione al 100% digitale da fine anni 90?

Però dico anche che se non ci diamo una svegliata, se non capiamo che non dobbiamo aspettare di diventare noi i nuovi vecchi, la situazione andrà sempre peggio!

Resto a guardare tutto questo fermento in vista delle elezioni regionali 2024, tuttavia mi pare che la fermentazione non parta mai.”

Questi appena accennati sono stralci  di  scambi ben più articolati con alcuni giovani, veramente giovani, che seguono il nostro sforzo.

La Generazione Alpha, quella che segue i giovani di cui sopra, non conoscerà un mondo senza l’intelligenza artificiale.

Sono i nativi artificiali.

Non si limiteranno a partecipare a un cambiamento tecnologico o economico, saranno protagonisti di una radicale trasformazione del nostro approccio al lavoro ed alle relazioni.

Ci avviciniamo a un futuro in cui tecnologia e umanità si integreranno in modi molto più profondi e la Generazione Alpha si trova in prima linea. Questi giovani pionieri, armati di curiosità, navigheranno in acque inesplorate come ambasciatori di un nuovo mondo.

Dove vuole andare il ragionamento?

Partendo dalla consapevolezza che il pensiero gramsciano è intrinsecamente difficile, abbiamo però la certezza che colse l’importanza del momento ideologico, culturale e teorico, e della dimensione politica del processo storico di quel periodo.

Era presente a se stesso ed agli altri esattamente quando serviva.

Dobbiamo, col cupo vento che spira in Europa (ma non solo), stare particolarmente attenti ad una concezione della politica basata fondamentalmente sull’idea di forza, sull’idea di manipolazione ideologica.

La società civile, in senso specificamente gramsciano, è costituita da un insieme di organismi istituiti mediante l’iniziativa di individui o di gruppi che, in quanto tali, non appartengono alla sfera pubblica dello stato e funzionano secondo la prassi dell’adesione volontaria. Questi organismi, nei quali gli intellettuali giocano un decisivo ruolo di organizzazione, cercano di ottenere il consenso di larghe masse della popolazione e, in questo senso, essi sono il luogo di una lotta per l’egemonia, culturale e politica, di un gruppo sull’intera società: il principio non è dunque quello del comando o della coercizione, ma quello del consenso.

 

La civiltà di un popolo si misura nella rispondenza tra comportamenti e valori che si è dato. I valori possono essere molto diversi da un popolo all’altro e dunque anche il concetto di società civile.

Serve un progetto di dimensioni universali, serve urgentemente prendere di posizione.

La politica stessa, oggi come allora, è sul punto di trasformarsi.

La politica non è, per forza, anagraficamente, esclusivamente, una cosa da grandi.

Forza Ragazz*, sotto a chi tocca!

Un sorriso, Nicola

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