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È morto il diritto, viva il diritto?

Sassari, 6 ottobre 2023

È morto il diritto, viva il diritto?

Il contributo di Nicola Pirina, al confronto sul libro “Metamorfosi della globalizzazione” – Il ruolo del diritto nel nuovo conflitto geopolitico – di Alfredo D’Attorre.

 

Europa delle Regioni, necessità di regolamentazione e razionalizzazione.

 

Prima di tutto un doveroso ringraziamento agli organizzatori.

Senza quest’evento mai mi sarei sognato di leggere a così tanti anni dalla laurea un libro di un filosofo del diritto, posta l’idiosincrasia rispetto a quell’unico esame che ho davvero odiato.

Mi trovo quasi d’accordo con le tesi del Professore nel senso che penso sia necessario aprire un dibattito concreto su questi temi, ma deve essere contemporaneo e con sensibilità particolare agli scenari macro e micro.

 

L’iper globalismo finanziarizzato ha fallito.

Il diritto globale dell’economia ha fallito. E, aggiungo io, ha fallito male.

Gli ordinamenti statuali sono depotenziati rispetto a quelli oggi sovraordinati (ad esempio le direttive europee da recepire) e il diritto internazionale, pur importante, non è riuscito a svolgere il ruolo cui era preposto.

Hanno fatto più molte prassi che non i tentativi di regolamentazione sovra statuali.

È tempo di pensare a una forma nuova di mondializzazione, fondata sul riconoscimento dell’interdipendenza, della cooperazione e del pluralismo politico, giuridico e culturale. Il diritto può svolgere un ruolo importante nello strutturare e stabilizzare questo nuovo ordine globale se viene concepito come uno strumento più flessibile di negoziazione e accordo fra interessi geopolitici inevitabilmente divergenti e tra Stati che non rinunciano in toto alla loro sovranità.

Poiché il tema posto dal libro è molto importante e difficile, almeno per me, che sono un semplice giurista di campagna, cerco di semplificare il ragionamento al massimo, in modo da poterlo rendere il più divulgativo possibile, al fine di stimolare la lettura del testo del Professor D’Attorre.

 

Essendo la Sardegna un piccolo condominio di cui la 131 è l’ascensore, è ancora molto frequente la scissione del teoricamente inscindibile, un popolo che vorrebbe considerarsi tale non riesce ad abbandonare neanche le frizioni territoriali, immaginare il sentirsi popolo … ma che bello che sarebbe …

Stessa cosa su scala italiana, idem in Europa.

Siamo ancora un insieme di territori comunali o poco più.

E vista la sperequazione sociale posso affermare che c’è anche una recrudescenza di feudalesimo, anzi si sa benissimo chi sono questi 50 padroni del deserto morale, economico e sociale che hanno creato coi loro imperi finanziari, ma sembra che essere i più ricchi del cimitero non passi mai di moda.

È nel 1400-1500 che ad opera dei francescani nascono iniziative per fondare i Monti di Pietà,

per contrastare l’usura imperante nel tempo. Cos’è cambiato?

 

Faccio quindi fatica ad iniziare il ragionamento da considerazioni su un diritto globale anche perché gli ordinamenti li ho sempre immaginati come i regolamenti di condominio, ossia le regole di convivenza e di buon vicinato per fare in modo che tutto funzioni e non ci siano litigi, che siano tutelati gli ultimi e che non ci siano diversi.

 

Quindi, pur consapevole della necessità di una visione politica prospettica che è e deve sempre essere il presupposto di un costrutto ordinamentale, vedo difficile si possa oggi, rebus sic stantibus, immaginare di costruire e gestire un tavolo di governance sovranazionale per la gestione delle vere partite.

Perchè, alla fine, quelle vecchie, connesse al commercio e alla logistica, legate agli armamenti e alla tutela ambientale non mi sembra siano andate lontane.

L’ambiente è distrutto, le guerre attualmente in corso sono quasi 60, l’istruzione e la sanità sono al collasso, ci vuole un mutuo per spostarsi in aereo o nave sempre che si trovi posto (e non solo in Sardegna), gli armamenti sono cresciuti e sono diventati molto più devastanti, 1/3 della produzione mondiale di cibo diventa co2, più di 1 miliardo di persone fa affidamento su fonti di acqua potabile a rischio e oltre 2 miliardi e mezzo non hanno accesso a servizi igienici adeguati e ogni anno. Ancora: il mancato accesso all’acqua potabile provoca 1,7 milioni di decessi, 1/3 della popolazione mondiale non ha accesso alle cure e 15 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie infettive, nel mondo, ancora oggi, i bambini che non frequentano la scuola elementare sono più di 100 milioni pari all’11,5% del totale dei giovani di età compresa tra i 6 e i 15 anni, e si trovano principalmente nei Paesi del Sud del mondo, i più poveri in assoluto, il 40% di loro vive in condizione di povertà estrema.

Sono dati da considerare insieme ai circa 800 milioni di adulti analfabeti, di questi, la maggior parte sono donne, in tutto il mondo, fino a 345 milioni di persone non hanno accesso a cibo nutriente a sufficienza, al punto che le loro vite e i loro mezzi di sussistenza sono in grave pericolo. Inoltre: in almeno 90 paesi si pratica ancora la tortura, in 60 processi iniqui, in 80 paesi non c’è libertà d’espressione, in molti le forze dell’ordine uccidono, le donne e i bambini sono emarginati in numerosi modi, 50 milioni le  persone che vivono in condizioni di schiavitù moderna, di queste persone, 28 milioni costrette al lavoro forzato e 22 milioni al matrimonio forzato. Come se non bastasse tutto questo orrore: 10 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi.

Se guardiamo al numero della popolazione mondiale, appena il 5,7 per cento vive in questi 22 Paesi a democrazia piena. Il 35,6% invece appartiene a Stati considerati autoritari.

13 persone e 21 gruppi ed entità sono considerati terroristi pericolosi a livello mondiale

sono più di 50 i Paesi che prevedono ancora la pena di morte nel loro ordinamento penale e la eseguono.

I migranti sono 89,3 milioni, 1.568 le persone scomparse nel Mediterraneo nel solo 2022 e chissà quante quelle morte prima del viaggio, vittime del deserto e della spietatezza dei loro simili.

 

Magari è come dice il Professore che è stato relativamente più incisivo l’ONU del diritto internazionale, ma tant’è.

Se alla fine la presunta regolamentazione globale serve solo per i pochi che detengono il re denaro e la regina finanza, di cui essere servi, per dirla con Papa Francesco, alla fine forse non abbiamo capito nulla e ci siamo fatti prendere in giro.

 

Ma non è che c’è un problema di focus? Esempi.

A dotazione tecnologica, giuridica e politica attuale è possibile pensare prima ad un veloce e sicuro ridimensionamento degli ordinamenti nazionali? Ad un ripensamento del diritto internazionale?

A pari dotazione, è possibile pensare un’Europa dove i territori in cui si riconosce un popolo possano avere pari dignità e rappresentazione autonoma ed indipendente delle proprie istanze?

Nell’era omnia post che viviamo, sono chiari quali sono gli obiettivi di un diritto (dovere) sovra locale?

È o no internet l’infrastruttura primaria del pianeta?

È o no oggi il momento di pensare alle evoluzioni della biometria e della crittografia che presto sostituiranno le decine di password che regolano la nostra vita?

È o no chiaro che buona parte di molte attività si sposterà su blockchain che avranno sempre meno impatto ambientale?

È o no chiaro l’ampio raggio delle organizzazioni autonome decentralizzate che sono state abilitate dalla tecnologia?

 

E così via … consapevoli dei mali del mondo, che è prioritario ed urgente risolvere, è o no possibile, questa volta per tempo, ragionare sulle regolamentazioni che saranno determinanti?

Ammettendo che ci fossero le condizioni politiche e sociali per una vera regolamentazione globale (che servirebbe) è chiaro o no quali dovrebbero essere le priorità e che perché possa poi essere efficace il ruolo del diritto prima bisogna fare pulizia a casa propria?

Ed è chiaro che questo è onere onore della Politica propriamente detta?

 

Il Professore dice: “Quindi globalismo giuridico post statuale? O è corretto l’interrogativo se tra l’arroganza dell’universale e l’indifferenza del particolare possa sussistere qualcos’altro oltre alle maniere civili di chi ha un animo mite? Possono ancora avere spazio culture e regimi che sono totalmente refrattari ad una reductio ad unum?”

 

La politica estera la fanno gli americani, gli altri eseguono.

La BCE decide le politiche monetarie.

Le politiche industriali le fanno i gruppi finanziari stranieri.

Quindi che le statualità siano depotenziate è nelle cose.

È vero che sono passati trent’anni e che ci sono state ere geologiche nella trasformazione della società, più veloci che in tutto il resto della storia conosciuta, era inevitabile che una struttura giuridica fragile implodesse.

Il diritto non può sempre seguire gli eventi e i fatti.

Una politica sana studia, ha visione, prevede e precede, al massimo adatta perchè le previsioni non possono mai essere al millimetro.

Ma non può sempre e solo seguire ed inseguire, inciampando.

Non può venir meno il primato della Politica.

A patto che sia buona politica, fatta dalla meglio gioventù.

Servono innovative e forti nuove politiche pubbliche economiche, ambientali e sociali.

L’interdipendenza planetaria non è eludibile, ci sono aspetti irreversibili della globalizzazione che si scontrano però coi conflitti sociali ed economici mondiali.

E deve essere rivalutato, non solo dal Papa, il valore delle negoziazione.

E’ del recente 4 ottobre us. la sua Laudate Deum che al paragrafo 3 e 4 rimarca gli stessi temi.

 

Dice il Professore: “Caduta l’illusione di un diritto globale capace di integrare e pacificare il pianeta a prescindere dalla volontà delle comunità politiche statuali e dalle loro differenze culturali, emerge un mondo segnato dai consolidarsi di processi che possono entrare in una pericolosa rotta di collisione: il ritorno di una competizione geopolitica tendenzialmente bipolare; il forte elemento di pluralismo rappresentato dall’ascesa di nuove potenze sul piano economico, demografico e politico; la ripresa della corsa agli armamenti, compresi quelli nucleari; l’infittirsi dei vincoli oggettivi di interdipendenza globale su materie cruciali per la stessa sovranità degli stati. In un quadro così denso di incognite, l’innescarsi del circolo virtuoso della fiducia e della mutua convenienza appare come l’unica possibile base di effettività del diritto internazionale.”

A condizione della centralità dell’interdipendenza, aggiunge poco sotto.

 

D’Attorre non è il primo che parla di terza via.

Ci può essere un sistema di relazioni internazionali che non si affida ad anomie o utopie ma alla capacità dei soggetti politici di negoziare una nuova globalizzazione sostenibile.

Senza trascurare il peso che dovrebbero assumere fiducia e cooperazione.

Organizziamoci.

Buon futuro a Tutt*!

Un sorriso, Nicola

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