Ecco la “soluzione finale” di Israele: basta, servono azioni concrete per fermare lo sterminio
Non ci sono più argomenti, non ci sono più motivazioni, non ci sono più “se” né “ma” che possano
giustificare ciò che accade: ogni giorno che passa senza una reazione concreta, la comunità internazionale si
rende complice. Non basta più “condannare”, non basta più “preoccuparsi”. È tempo di agire.
Come Associazione ci siamo interrogati su quali possano essere le iniziative e le risposte per reagire al Piano
di invasione totale di Gaza approvato da Israele che si traduce in arresti, raid, espulsioni forzate e migliaia di
demolizioni: è questa la “soluzione finale”? Non è più autodifesa, è punizione collettiva. È sterminio
quotidiano.
Basta, prendiamo posizione: non c’è niente di più urgente e più importante sia sul lato umanitario sia su
quello politico, dobbiamo farlo non solo per le nostre coscienze, ma per la difesa del Diritto Internazionale
e quindi per i destini di tutti noi.
La più grave misura politica adottabile sarebbe la rottura delle relazioni diplomatiche: l’Italia allora
potrebbe interrompere per prima le relazioni anche commerciali e culturali con Israele, finché non cesserà
questa strage. “È un dovere morale, una responsabilità storica”, ci siamo detti.
Un’Italia con una politica estera autorevole, in un’Europa realmente coesa, forse potrebbe farlo, ma in
questo momento di evidente debolezza e inadeguatezza sembra inapplicabile. Nessun altro Paese
occidentale la seguirebbe (neanche i francesi, anche se molto più filo-palestinesi di noi) e quindi il risultato
sarebbe l’isolamento europeo e atlantico.
L’Italia, che finora una posizione neanche ce l’ha. Dovrebbe condannare formalmente e con forza le
scellerate decisioni politico-militari del governo Netanyahu (cosa che finora non ha fatto), facendosi
promotrice di un’azione multilaterale in sede europea e ONU, in favore di una soluzione in linea con la
legalità internazionale (che Israele viola dal 1967) e che ponga fine a questa strage.
Dobbiamo allora sperare nell’Europa e nell’ONU: richiamo collettivo degli ambasciatori, interruzione dei
contatti high-level su dossier tecnici, le stesse sanzioni simil-Russia come fecero gli Usa con la Cina post-
Tienanmen…a ben guardare gli strumenti ci sono. Ma il timore è che anche a livello europeo non si farà
nulla di serio.
Restiamo noi cittadini, con il boicottaggio, con le manifestazioni, con il voto, con la politica attiva, con le
scelte di ogni giorno, compresa quella di parlare, di esporsi, di prendere posizione: perché ogni persona con
una bandiera palestinese, ogni consumatore che boicotta i prodotti israeliani, ogni negoziante che
impedisce l’ingresso di cittadini israeliani può creare una reazione a catena con danni reputazionali enormi
a carico di Israele, fino a quando non potranno più essere ignorati. Sempre che siamo ancora in tempo.
Sardegna 2050



