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Ed ora nessuno si nasconda dietro l’ombra inquietante di Solinas

Con la motivazione che non bisogna strumentalizzare le “disgrazie” giudiziarie altrui, in troppi si rifugiano in un comodo riserbo: nessun commento, nessuna considerazione. I più audaci si lasciano sfuggire il solito “lasciamo che la magistratura faccia il suo corso”. Il risultato di tutto questo è che, ancora una volta, sono i magistrati a sostituirsi alla politica. La vicenda del Presidente della Regione – da mesi indagato per corruzione ed oggi oggetto, da parte della Guardia di Finanza, di un sequestro preventivo di beni per un valore di 350 mila euro – è solo la punta dell’iceberg di un sistema di potere pervasivo di cui sono parte integrante oltre che il PSd’Az, anche Fratelli d’Italia, Lega, UDC e Riformatori. Un sistema che, in questi cinque anni, ha fatto strame dell’etica pubblica, affidando ad un clientelismo straccione e miserevole la normale gestione della cosa pubblica. Oggi, in Sardegna, prima che una “questione giudiziaria” vi è una “questione morale”. Le istituzioni autonomistiche sono diventate “macchine di potere e di clientela … gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune” (le parole tra virgolette non sono mie, ma di Enrico Berlinguer).

Oggi, per fortuna, possiamo scegliere se continuare ad affidare le sorti della Sardegna a quel sistema di potere che ha fatto sprofondare l’isola nel degrado e nella marginalizzazione, oppure avviare una stagione di profondo rinnovamento e cambiamento della realtà politica, sociale, culturale ed economica, improntata al rispetto dell’etica e della moralità pubblica.

 

Con affetto, Massimo Dadea

 

 

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