Cagliari, 3 settembre 2024
ESISTE IN SARDEGNA UN’EMERGENZA INFORMAZIONE?
Il fatto che l’informazione nell’isola sia concentrata nelle mani di due soli gruppi editoriali – il
Gruppo L’Unione Sarda e il Gruppo SAE (Sapere Aude Editori) SpA La Nuova Sardegna – costituisce
di per sé un elemento di preoccupazione. La pluralità delle fonti è infatti garanzia di
un’informazione democratica. A questo si aggiunge che il duopolio si riduce sostanzialmente ad un
monopolio, visto che le dimensioni del Gruppo Unione Sarda – un network di rilievo nazionale
composto da emittenti televisive, radiofoniche e carta stampata – sovrastano di gran lunga quelle
del suo diretto concorrente.
Il problema nasce quando questa condizione di oligopolio si caratterizza per una commistione tra
interessi editoriali, economico-affaristici e politici. In discussione non è la linea editoriale che
ciascuna testata si sceglie liberamente. La questione sorge nel caso in cui quella scelta sia
finalizzata al raggiungimento di obiettivi che niente hanno a che vedere con la correttezza e la
completezza della informazione.
Al fine di evitare affermazioni apodittiche, sarebbe utile valutare l’atteggiamento dei due gruppi
editoriali (di seguito L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna) rispetto, ad esempio, all’operato della
Giunta regionale presieduta da Alessandra Todde ed in particolare rispetto a due vicende che sono
da mesi al centro del dibattito politico in Sardegna: l’installazione selvaggia di impianti eolici e
fotovoltaici e la privatizzazione degli aeroporti sardi.
Nei confronti della Giunta regionale i due gruppi editoriali assumono un atteggiamento diverso. La
linea editoriale dell’Unione Sarda è di frontale contrapposizione nei confronti del governo
regionale accusato, non solo di non fare abbastanza per scongiurare l’assalto speculativo dei
grandi gruppi monopolistici dell’energia, ma addirittura di favorire, con la sua inerzia ed
incapacità, coloro che attentano al nostro patrimonio paesaggistico-ambientale-culturale.
Il comportamento della Nuova Sardegna è diverso, spesso benevolo, mai una polemica velenosa,
mai una contrapposizione frontale. Sarebbe però sbagliato pensare ad un acritico sostegno. Più
che altro si potrebbe definire, quello della La Nuova Sardegna, un atteggiamento attendistico, di
vigile attesa.
La posizione dell’Unione sarda nei confronti della giunta regionale di sinistra non è nuova. Essa
ricalca pedissequamente quella assunta dallo stesso editore nei confronti di un altro governo
regionale di sinistra, quello presieduto da Renato Soru. L’aspetto che cambia è la materia del
contendere. Allora la contrapposizione riguardava, guarda caso, la contrarietà verso i
provvedimenti della giunta regionale in materia di salvaguardia del nostro patrimonio ambientale,
in particolare del nostro bene più prezioso: il paesaggio. Una contrarietà netta, intransigente,
stizzosa nei confronti degli strumenti di tutela delle nostre coste, ad iniziare dal Piano
Paesaggistico Regionale. In quegli anni la vera opposizione politica nei confronti della giunta Soru
era rappresentata dall’Unione sarda. Una opposizione dimostratasi assai efficace.
Rispetto invece alla questione “privatizzazione” degli aeroporti sardi, le due testate sono
fieramente contrapposte.
L’Unione sarda è dichiaratamente contraria a consegnare nelle mani di un privato, il fondo di
investimento F2i, la proprietà e la gestione dei tre aeroporti sardi, Olbia, Alghero e Cagliari. Così
come contraria si è dichiarata alla partecipazione diretta della Regione, attraverso l’acquisizione di
una quota azionaria marginale, alla holding. La motivazione ufficiale è che sarebbe sbagliato
affidare ad un privato la gestione e il controllo di un settore strategico per l’isola quale è quello del
trasporto aeroportuale.
La Nuova Sardegna è, senza infingimenti, dichiaratamente favorevole all’operazione.
Nell’atteggiamento del quotidiano di Sassari influisce obbiettivamente la composizione della sua
compagine societaria, e i rapporti che intercorrono tra questa e il fondo privato F2i.
Niente di illegale, per carità, tutto alla luce del sole, ma questo è un caso di scuola dove più
evidente è l’intreccio tra interessi editoriali, interessi economico-affaristici e politica.
Qualcuno si domanderà, e il servizio pubblico? Purtroppo, la RAI svolge in Sardegna un ruolo
marginale, condizionato com’è dal proprio amministratore di riferimento. Per cui di volta in volta
la linea editoriale rispecchia il potere romano: sino a qualche mese fa la Lega, oggi Fratelli d’Italia.
Fortunatamente il territorio regionale è fittamente innervato da una rete di emittenti locali
indipendenti – tv, radio, giornali on line, social media – che assicurano una libera informazione che
controbilancia, almeno in parte, lo strapotere del duopolio.
Alexis de Tocqueville affermava che “la democrazia è il potere di un popolo informato”. D’altronde
la Costituzione considera l’informazione una libertà fondamentale, presupposto indispensabile per
il libero esercizio di tutte le libertà. Infatti, come ci ha ricordato di recente il Presidente Mattarella
“la libertà di chi è informato dipende dalla libertà di chi informa”.
Alla luce di queste considerazioni possiamo dire che l’informazione in Sardegna è libera, pluralista
e indipendente? Possiamo sostenere che l’informazione in Sardegna è scevra da condizionamenti
economici, affaristici e politici?
Sommessamente mi sento di dire che al titolo toglierei il punto interrogativo:
“In Sardegna esiste una emergenza informazione”.
Massimo Dadea



