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Essere o non essere.

Se continuiamo sulla falsa riga che ci ha portati a questo oggi, che aspetto avranno i nostri
territori nel 2030 o dopo?
Gli studi e le ricerche parlano di aree in peggioramento quanto a declino demografico e
progressivo invecchiamento.
Queste tendenze porterebbero ad una definitiva diminuzione dei residenti.
Con una variazione asimmetrica delle generazioni.
Crolla del numero di bambini.
Come terrà il sistema sociale, economico e previdenziale?
E se nel 2070 fossimo meno di 40 milioni negli italici territori?
E se le aree più penalizzate fossero le zone interne?
Nella fascia 0-14 anni nessun territorio mostra una tendenza positiva.
E’ importante l’offerta sociosanitaria ed educativa in queste nevralgie?
Rileva una migliore conciliazione tra vita e lavoro?
Le mense scolastiche? O vogliamo sostenere che non serve contrastare la povertà
alimentare ….
Se già nel 2045 le coppie senza figli superassero quelle con figli?
Se già nel 2030 il 70% della popolazione realmente vivesse solo nelle città?
Seriamente qualcuno può sostenere che quanto sopra non abbia impatti ambientali e quindi
climatici?
Non c’è una sfida legata all’acqua? O alle infrastrutture? O alla sanità?
E le persone sole? E l’instabilità coniugale?
Il quadro di crisi è chiaro. Almeno a me e qualcun altro.
Vero che le previsioni demografiche sono tanto più incerte quanto più ci si allontana
dall’anno base. Ma gli elementi per iniziare a reagire sugli squilibri strutturali li abbiamo.
E non da oggi.
C’è un chiaro aumento dei fabbisogni di assistenza.
Ma che davvero qualcuno può pensare che le politiche pubbliche non giochino un ruolo
determinante per i temi su cui abbiamo lanciato questa provocazione?
Attenti a come scegliete i candidati e le leadership.
Attenti a come concedete il voto.
Ne va del futuro di Tutt*i.
Buone riflessioni a Tutt*, ne abbiamo bisogno.
Un sorriso, Nicola

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