Ghost.
La Sardegna si sta trasformando in un cimitero a cielo aperto.
E davanti ai cimiteri, prevalentemente, solo biciclette di donne.
I paesi dell’interno, un tempo vibranti di vita, sono ormai abitati solo da anziani e fantasmi.
I giovani fuggono, le case si svuotano, le scuole chiudono.
E nessuno fa niente.
La politica è complice di questo scempio.
Anni di promesse mancate, di politiche fallimentari, di investimenti sbagliati.
La Regione, anziché sostenere le aree interne, le ha abbandonate al loro destino.
I servizi sono inesistenti, le infrastrutture fatiscenti, le opportunità di lavoro zero.
Ma non è solo la politica a essere responsabile.
Anche noi, cittadini, abbiamo le nostre colpe.
Troppo spesso ci siamo accontentati di promesse vuote, abbiamo chiuso gli occhi di fronte alla realtà, abbiamo lasciato che i nostri paesi morissero lentamente.
È tempo di svegliarci, di riprenderci il nostro futuro, di far sentire la nostra voce. Dobbiamo pretendere dalla politica un cambio di rotta, un piano Marshall per le aree interne, investimenti mirati per creare lavoro, servizi, infrastrutture.
Dobbiamo sostenere le imprese locali, incentivare l’agricoltura sostenibile, promuovere il turismo rurale.
Dobbiamo creare opportunità per i giovani, per farli restare, per farli tornare.
La Sardegna ha un patrimonio culturale e ambientale inestimabile, un tesoro che non possiamo permetterci di perdere.
Dobbiamo proteggerlo, valorizzarlo, farlo diventare un’opportunità di sviluppo.
Non possiamo permettere che i nostri paesi diventino solo un ricordo, una cartolina ingiallita.
Dobbiamo ridare vita ai nostri borghi, farli tornare a pulsare di vita, farli diventare il cuore pulsante della Sardegna.
Noi di Sardegna 2050 siamo pronti a lottare con voi, a far sentire la nostra voce, a costruire un futuro diverso per la Sardegna.
Insieme, possiamo farcela.



