Il corto circuito.
Si può muovere una critica all’attuale classe politica?
Ai loro gabinetti?
E ai consulenti?
Certo, seppur la geometra è variabile.
Sia su scala nazionale che regionale.
La politica non è mai stata un monolite, ma una costellazione di ambizioni, calcoli e, talvolta, sincera dedizione.
Il problema è che spesso le scelte sono governate più dall’inerzia che dalla visione.
Si può altrettanto muovere una critica alla macchina amministrativa ed alle sue abitudini e modus operandi?
Certo, con determinazione.
La burocrazia ha il suo peso specifico, fatto di resistenze, lentezze e una normativa che, anziché spingere al cambiamento, spesso imbriglia chi dovrebbe attuarlo.
Certo, geometria variabile, anche qui.
Ma è davvero irrisolvibile?
Oppure possiamo ancora immaginare che una grande visione politica e un autentico sogno di cambiamento possano smuovere la qualità delle scelte e l’agire amministrativo?
Noi dobbiamo impegnarci in questa direzione, ostinata e contraria.
Perché è lì il corto circuito.
Un’altra contabilità del tempo e delle relazioni.
Un’altra contabilità del lavoro e dell’etica.
E, ancora, della responsabilità stessa.
Vero che ci sono funzionari, direttori di servizio e direttori generali bravi e seri.
Ma è anche vero che la normativa attuale costringe la macchina amministrativa sulle difensive, costringendola spesso a una prudenza eccessiva, quasi paralizzante.
La paura dell’errore prevale sulla spinta all’innovazione.
Serve allora un atto di coraggio politico, una nuova narrazione capace di ridisegnare il rapporto tra politica e amministrazione, tra sogno e realtà, tra vincoli e libertà di azione.
Un modello che restituisca centralità alla visione senza ignorare la complessità della gestione pubblica.
Non si tratta solo di semplificare, ma di rimettere al centro la possibilità di scegliere con consapevolezza e responsabilità.
Il cambiamento non è mai impossibile, ma richiede una volontà incrollabile e la capacità di trasformare una geometria variabile in una strategia chiara e lungimirante.
Nicola Pirina



