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Il personale competente è meglio di quello fedele. Figuriamoci di quello infedele.

Cagliari, 9 aprile 2024

Il personale competente è meglio di quello fedele. Figuriamoci di quello infedele.

Accanto ai successi declamati e mai misurati della precedente legislatura, talmente evidenti che neppure è il caso di discutere, nelle ultime settimane si assiste, così leggiamo nei post di qualche blog e sentiamo nei corridoi degli uffici regionali, alla pratica del riposizionamento.

A quale strano  fenomeno dobbiamo l’inattesa attività di rivalutazione?

E chi lo sa!

Stiamo parlando di un gruppo di prescelti di cui non si può fare a meno.

La cui posizione è ulteriormente rafforzata dallo scarso numero di concorrenti e per di più con il vantaggio di essere ben allenata ad una pratica sportiva non ancora olimpica.

Gira voce che alcuni avrebbero lamentato  una posizione di debolezza contrattuale.

Uhm… la debolezza contrattuale.

Ho studiato qualche tempo fa qualcosa che parlava della teoria del contraente debole.

Però si trattava di lavoratori un pò più poveri. Qualcosa non mi torna.

Escluderei con sicurezza il rischio che arrivino a fine mese con i soldi giusti per comprarsi il pane.

E quindi, quale spiegazione? Piena condivisione degli obiettivi e del più generale disegno?

Convenienza personale? Incapacità di comprendere ciò che fanno (incompetenza)?

Non ho una risposta certa.

Non ho mai creduto al poliamore, meno che mai agli amori che durano giusto cinque anni. Certo c’è sempre la possibilità che si creda nelle pratiche frutto della modernità dei tempi, ma a mio avviso sarebbe fortemente sconsigliato imbarcare nella squadra chi oggi pensa di accoppiarsi con uno, domani con un’altra e così via fino a che conviene, sempre cambiando partner ogni cinque anni. I fedeli a tempo, ma in generale coloro che ostentano la propria fedeltà come condizione sufficiente per ricevere qualcosa, non sono persone su cui fondare una nuova stagione.

Comunque sia, curerei subito il virus del buonismo.

Chi ha fatto male non può essere premiato.

L’incompetenza non è un titolo di merito. Non lo è mai stata.

E quindi? A chi affidare i compiti?

A chi sa, a chi ha un curriculum valido, a chi non ha mai dichiarato titoli senza averli mai conseguiti, a chi non è solito millantare esperienze con false dichiarazioni, a chi ha resistito alle minacce dando evidenza che l’etica non si compra né si affitta, a chi nella vita ha studiato e ha conseguito con onestà i migliori risultati, a chi ha tenuto testa ai prepotenti, a chi pensa che un manager pubblico debba fare il meglio per trasformare in azione amministrativa gli indirizzi della Politica nel pieno rispetto della legge.

Non dovrebbe essere difficile trovarli.

Con precisa osservanza, Luca Spissu

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