Il silenzio

Cagliari, 8 maggio 2024

 

Il silenzio.

 

Il concetto che il silenzio rappresenti una forma di discussione condotta attraverso altri mezzi, offre una profonda riflessione sulle dinamiche del potere comunicativo.

Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi.

Si dice l’abbia detto Che Guevara.

La frase evoca il potere tacito del silenzio.

In molte sfere.

Il silenzio, spesso interpretato come assenza di parola o di suono, nasconde in realtà un complesso strato di significati e intenzioni. In politica, il silenzio può essere un potente strumento di dissenso o di tacita approvazione. Durante le dittature o i regimi oppressivi, ad esempio, il silenzio può fungere da scudo protettivo contro possibili ritorsioni, o può essere utilizzato come forma di resistenza non violenta. Attraverso il silenzio, i dissidenti possono comunicare disapprovazione e rifiuto senza esporsi direttamente al pericolo.

D’altra parte, il silenzio può essere utilizzato dalle autorità per sopprimere la verità o evitare la responsabilità. Il mancato commento su questioni di grave ingiustizia può essere un modo per mantenere lo status quo, evitando di scatenare dibattiti o interrogativi che potrebbero destabilizzare il potere esistente. In questo senso, il silenzio diventa un mezzo attraverso cui l’oppressione viene perpetuata senza l’uso esplicito della forza.

Filosoficamente, il silenzio invita a una riflessione interna, offrendo spazi di meditazione e comprensione che le parole talvolta non riescono a colmare. Pensatori come Heidegger hanno interpretato il silenzio come una dimensione fondamentale dell’essere, dove il non detto assume un significato tanto profondo quanto quello espresso verbalmente. Nel silenzio, l’individuo può confrontarsi con la propria esistenza e con le verità più profonde, spesso nascoste dietro il frastuono quotidiano.

Nel tessuto sociale, il silenzio può fungere da collante che permette agli individui di coesistere senza necessariamente confrontare le proprie differenze. Allo stesso tempo, può segnalare una rottura, un momento di tensione dove le parole falliscono e il silenzio parla più chiaramente di qualsiasi discorso. È in questi interstizi silenziosi che spesso emergono le più significative trasformazioni sociali.

La frase attribuita a Guevara ci spinge quindi a considerare il silenzio non solo come mancanza di suono, ma come una complessa forma di comunicazione che trascende le parole. Esso agisce su più livelli, influenzando le dinamiche di potere, resistenza e espressione personale. Capire il silenzio come una forma di dialogo è essenziale per decifrare le molteplici sfumature delle interazioni umane in contesti sia macro che micro-sociali.

Il silenzio non è semplicemente un vuoto da riempire, ma un potente mezzo di comunicazione e resistenza. Attraverso il silenzio, si possono condurre discussioni che le parole da sole non potrebbero mai esprimere.

 

Con ascolto, Nicola

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