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In cima alla Collina. Cronaca di un mercoledì diverso

Come il pensiero cattolico può contribuire alla rinascita della Sardegna? Questo era l’ambizioso quesito posto dall’evento tenutosi mercoledì scorso e organizzato da DEMOS, Sardegna 2050 e Insieme, con il supporto mediatico di EjaTV.

 

Una prima facile risposta l’abbiamo potuta trarre nel percorrere la strada che ci ha condotto alla sede dell’evento: la Comunità La Collina di don Ettore Cannavera, dove l’attenzione agli ultimi ed il riscatto attraverso il lavoro e la cultura sono già un evidente traduzione del messaggio evangelico, ma dove la stessa natura circostante, la bellezza degli oliveti e dei vigneti valorizzati dall’azione dell’uomo, riportano alla cura del creato così spesso citata da Francesco.

Don Ettore e don Mario, Salvatore, Paolo, Marina, Antonio, Alessandra, Paolo, Mario (introdotti dal nostro Nicola): il seguito è stato un susseguirsi di sollecitazioni da parte dei loro interventi, da quelli più ricchi di teologia e cultura, a quelli umanamente profondi, a quelli appassionati di vissuto concreto. Tutti a testimonianza dei valori cristiani dei relatori. Solo cristiani?

Nella diversità di esperienze e di accenti, il richiamo condiviso dell’ATTENZIONE AI PIU’ DEBOLI COME VALORE UNIVERSALE ci è apparsa la migliore sintesi, che procede oltre il pensiero religioso per divenire patrimonio comune con quella parte del mondo laico e non credente che su questo valore fonda la propria visione del mondo. E allora la sua declinazione nelle politiche a favore della rinascita della Sardegna diverrà una conseguenza semplice e diretta: intervenire su sanità, trasporti, scuola, lavoro, significa infatti favorire soprattutto i Sardi più deboli. Quelli delle zone interne, quelli che abbandonano la scuola, coloro che non si curano più o che hanno perso la dignità del lavoro. Ma significa anche accogliere chi fugge dalla guerra e chi cerca un futuro dignitoso o, ancora, ridurre il più possibile l’impatto delle nostre attività sull’ambiente, perché da qualche parte del pianeta c’è un debole che ne subisce le conseguenze e lo steccato isola/resto del mondo non ci appartiene.

Basta questo a distinguere il campo largo del centro-sinistra, guidato da Alessandra Todde, dalla destra sovranista che negli ultimi anni ha governato la Sardegna? La situazione attuale della Sardegna sarebbe una risposta sufficiente, soprattutto in materia di sanità, trasporti, istruzione, capacità amministrativa. Ma oltre la verità fattuale, ciò che certamente ci divide dal sovranismo (populista) imperante è la SOLIDARIETA’: per noi i più deboli non hanno un colore della pelle, non hanno una nazionalità, non sono amici degli amici, non sono portatori di voti, sono soltanto i più deboli. E forse ognuno ha una debolezza che richiede di essere conosciuta e tutelata.

Per questo motivo, nel ridiscendere poche ore più tardi la medesima strada, ci ha accompagnato una rinnovata consapevolezza del percorso che, come Associazione Sardegna 2050 e come campo largo del centro-sinistra, abbiamo intrapreso finora. La grande sfida è ora riuscire a condividere questo messaggio e conquistare la fiducia dei sardi, soprattutto quelli che non credono più nella politica.

NOI ci siamo.

 

Gianluca Borzoni

Emanuele Cabras

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