Car* Tutt*
oggi è una delle date più scomode e, proprio per questo, più necessarie del nostro calendario.
La Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà.
Non è una ricorrenza da incorniciare con belle parole.
È un pugno sul tavolo della coscienza collettiva.
Perché la povertà non è un destino.
È una scelta.
O meglio, la conseguenza di scelte fatte e non fatte, di politiche miopi, di indifferenza istituzionalizzata.
Viviamo in un mondo dove l’abbondanza convive con la scarsità, dove la fame e l’opulenza si sfiorano senza toccarsi, separati da muri invisibili fatti di disuguaglianza e ingiustizia.
La povertà non è solo mancanza di denaro.
È mancanza di opportunità, di accesso, di voce.
È l’umiliazione quotidiana di chi non può scegliere, di chi vive senza margine di manovra.
Ma oggi non voglio parlarvi solo della povertà come problema.
Voglio parlarvi della povertà come paradosso.
Perché in un’epoca di progresso tecnologico senza precedenti, la vera domanda è perché esiste ancora la povertà.
Non è una questione di risorse.
È una questione di volontà politica, di visione sociale, di coraggio etico.
Come Sardegna 2050, immaginiamo un futuro in cui l’eliminazione della povertà non sia un’utopia, ma un obiettivo concreto.
Un futuro dove la dignità umana sia il primo indicatore di sviluppo, non il PIL.
Non ci servono elemosine istituzionali.
Ci serve una rivoluzione della coscienza collettiva.
La povertà è la più grande violazione dei diritti umani del nostro tempo.
E se tolleriamo la sua esistenza, siamo tutti complici.
Oggi non celebriamo una giornata.
Oggi sfidiamo un sistema.
Nicola



