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La meglio gioventù.

Cagliari, 17 maggio 2024

 

La meglio gioventù.

 

Una delle scene cardine del film “La Meglio Gioventù” è emblematica e incapsula una problematica molto radicata nella società italiana, che trova riscontro anche in altre parti del mondo, il conflitto generazionale e il blocco del cambiamento istituzionale e sociale. Il dialogo tra il professore, rappresentante di un sistema accademico e sociale statico ed il giovane studente, simbolo di energia e potenziale innovativo, svela un’angoscia profonda e diffusa tra i giovani.

Il consiglio del professore di scappare dall’Italia riflette una realtà amara. Spesso, in contesti dove le strutture di potere sono consolidate e rigide, le nuove generazioni si trovano davanti a un bivio doloroso. Da una parte, vi è il desiderio di contribuire al proprio paese e di migliorarlo dall’interno, dall’altra, la percezione di un sistema talmente radicato nelle sue dinamiche da sembrare inamovibile, che spinge quindi a cercare altrove opportunità di realizzazione personale e professionale.

La difficoltà dei processi di progresso e cambiamento sociale in Italia può essere attribuita a vari fattori. Uno di questi è sicuramente la resistenza al cambiamento da parte di chi detiene il potere. Questi “dinosauri”, come vengono etichettati nel film, tendono a mantenere lo status quo che li favorisce, ostacolando l’innovazione e le riforme. Ciò è evidente non solo in politica o nell’educazione, ma anche in ambiti come l’economia e il mercato del lavoro, dove le pratiche clientelari e il nepotismo spesso prevalgono sulla meritocrazia.

Per quanto riguarda i giovani, il motivo per cui spesso si trovano costretti a scappare risiede nell’incapacità del sistema di offrire loro reali prospettive. L’emigrazione giovanile, soprattutto di chi è altamente qualificato, è un fenomeno noto come fuga dei cervelli, che depaupera il paese di risorse umane preziose che potrebbero contribuire significativamente al suo rinnovamento.

Nel caso specifico della Sardegna, la questione si intreccia con problemi ulteriori legati al centralismo e alla marginalità geografica e economica. Le difficoltà logistiche, la mancanza di infrastrutture e opportunità limitate spingono molti giovani a lasciare l’isola per cercare migliori condizioni di vita e di lavoro altrove.

Tuttavia, il desiderio di cambiamento rimane forte tra molti, desiderio di continuare a credere nella possibilità di un cambiamento. È importante, quindi, lavorare per creare un ambiente in cui i giovani possano effettivamente sentirsi parte del processo decisionale e in cui le loro idee e energie possano essere valorizzate. Questo implica un cambiamento culturale profondo, oltre che strutturale, che promuova l’inclusione, la trasparenza e la meritocrazia.

Il cambiamento è possibile, ma richiede una volontà collettiva e un impegno concreto a tutti i livelli della società. La sfida è riuscire a trasformare la frustrazione e la rassegnazione in azione positiva e costruttiva, per non permettere che il talento e l’energia delle nuove generazioni vengano sprecati o costretti a cercare altrove le opportunità che la loro terra d’origine dovrebbe offrire.

E dobbiamo accettare che, almeno in Sardegna, servono molti più giovani, nativi o che vedano nella Sardegna la loro terra promessa.

 

Con speranza, Nicola

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