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La Sardegna non è una colonia penale

La Sardegna non è una colonia penale 

Ci sono decisioni che non si esauriscono in una circolare amministrativa.
Cambiano il modo in cui un territorio viene percepito, trattato e considerato nel tempo.

La scelta di concentrare in Sardegna tre dei sette istituti italiani destinati esclusivamente al regime di 41 bis non riguarda il principio del contrasto alla criminalità organizzata — su quello non esiste ambiguità — ma riguarda il rapporto tra Stato e territori.
Riguarda equilibrio, proporzione e responsabilità istituzionale.

Il punto è semplice: una funzione così delicata e gravosa, per natura e per effetti, non può essere distribuita senza un confronto reale, senza una valutazione degli impatti, senza una logica di equità nazionale.

Non è una questione ideologica.
È una questione di metodo democratico.

Negli anni la Sardegna ha conosciuto molte forme di servitù. Alcune necessarie, altre discusse, altre ancora semplicemente subite.
Ogni volta la domanda è stata la stessa: il contributo richiesto all’Isola è parte di un equilibrio condiviso oppure è il risultato della distanza geografica e politica?

Quando un territorio diventa il luogo in cui si concentrano problemi che altrove non si vogliono o non si riescono a gestire, smette di essere periferia e diventa destinazione.

E questo incide sul futuro: sociale, economico, culturale.

Per questo è nato un manifesto ampio e trasversale.
Non contro qualcuno, ma per affermare alcuni principi elementari:

– contrasto senza ambiguità alle mafie
– rifiuto della concentrazione sproporzionata del carcere duro
– rispetto dell’autonomia e della leale collaborazione istituzionale
– diritto dell’Isola a non essere caricata oltre misura di funzioni gravose

Non è una mobilitazione di parte.
È una mobilitazione civile.

Più sarà plurale, più sarà utile.
Più sarà composta, più sarà ascoltata.
Più sarà partecipata, più sarà rappresentativa.

Per questo è stata convocata una manifestazione pubblica.

Cagliari — Piazza Palazzo
28 febbraio, ore 11:00

Prima ancora della piazza, conta il segnale:
la capacità di una comunità di esprimere una posizione chiara, pacifica e condivisa quando è in gioco il proprio ruolo nel Paese.

La Sardegna non chiede privilegi.
Chiede equilibrio.
E, semplicemente, rispetto.

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