La violenza contro le donne è il fallimento di una società intera.
25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Piaga che non è solo morale, ma culturale, politica, sociale.
La violenza contro le donne non è una questione privata.
Non è solo un dramma individuale o un crimine isolato.
È il fallimento collettivo di una società intera, incapace di garantire ciò che dovrebbe essere scontato, la convivenza civile, il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza, la giustizia.
Ogni atto di violenza contro una donna è un insulto alla civiltà.
Ogni mano alzata, ogni parola che ferisce, ogni silenzio che avalla, ogni atto violento.
E’ un tradimento di quei valori fondamentali che dovrebbero reggere la nostra comunità.
E non è solo questione di numeri, sebbene le statistiche siano agghiaccianti.
Ogni donna colpita, ogni vita spezzata, ogni sogno distrutto ci interpella tutti.
La violenza di genere non è una devianza, ma un sintomo di un sistema che perpetua disuguaglianze, stereotipi ed una cultura di sopraffazione.
Non basta condannare, non basta indignarsi una volta all’anno.
Serve un impegno quotidiano, strutturale, che parta dalle scuole, attraversi le famiglie, pervada le istituzioni.
Bisogna educare alla parità, insegnare il rispetto, demolire quegli stereotipi che ancora relegano le donne in ruoli marginali, fragili, subordinate.
La violenza contro le donne è immorale.
È un crimine contro l’essenza stessa dell’umanità.
È ingiustizia pura, perché colpisce chi è più vulnerabile, chi viene disarmato non solo fisicamente, ma anche culturalmente.
Ma soprattutto, la violenza contro le donne è una ferita aperta che ci riguarda tutti, uomini e donne, perché mina la possibilità di una società giusta, libera, equa.
Non ci sono attenuanti.
Non ci sono scuse.
La gelosia, il possesso, la rabbia, il troppo amore non giustificano nulla.
Dietro ogni atto violento c’è una scelta, un sistema di pensiero, una cultura.
E quel sistema, quella cultura, dobbiamo smantellarla pezzo per pezzo, con determinazione, con fermezza, con coraggio.
Come Sardegna 2050, crediamo che il cambiamento parta dalle politiche pubbliche, ma non si esaurisca lì.
Servono leggi più incisive, sì, ma anche strumenti concreti per garantire protezione, rifugi, sostegno psicologico e reinserimento.
Serve soprattutto un investimento massiccio nell’educazione, perché la violenza nasce dall’ignoranza, dalla paura, dall’incapacità di vedere l’altro come un pari.
Oggi non è solo un giorno per ricordare le vittime.
È un giorno per agire.
Ogni volta che una donna viene aggredita, minacciata, violata, la società intera perde.
Ma ogni volta che ci impegniamo per cambiare, che ascoltiamo, che interveniamo, che educhiamo, facciamo un passo verso una Sardegna, un’Italia, un mondo migliore.
Che questa giornata non sia un rituale vuoto, ma un impegno collettivo.
Perché la violenza contro le donne non è solo un problema delle donne.
È una responsabilità di tutti.
E fino a quando esisterà, nessuno di noi potrà davvero dirsi libero.
Con ferma determinazione.
Nicola Pirina
Presidente Sardegna 2050



