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La voce del silenzio. Comprendere per cambiare

Nel cuore della Sardegna, dove il vento sussurra tra le rocce, si nasconde un silenzioso dilemma democratico: l’astensionismo. Quasi la metà degli aventi diritto decide di rimanere in silenzio nelle urne elettorali, lasciando la gestione della loro terra amata nelle mani di una minoranza. È una realtà che solleva profonde riflessioni sulla natura della nostra democrazia.

 

La legge elettorale, pur rimanendo avvolta in un velo di generica comprensione, gioca un ruolo cruciale in questo scenario. Il modo in cui votiamo, le regole che governano le elezioni, possono influenzare profondamente il desiderio e la volontà di partecipare. In un contesto dove il voto sembra perdere il suo potere di espressione, dove la voce del singolo sembra soffocata nel rumore del collettivo, l’astensionismo diventa una scelta silenziosa ma potente.

 

Quando chi governa lo fa con il sostegno di solo un quarto degli aventi diritto, emerge una domanda fondamentale: questo governo rappresenta veramente la volontà del popolo sardo? È una questione di legittimità e di rappresentanza, dove la fiducia nel sistema democratico viene messa alla prova. Un governo dovrebbe essere lo specchio dell’intera comunità, ma in questa realtà frammentata, tale specchio riflette solo una parte dell’immagine complessa della nostra società.

 

Comprendere le ragioni di chi sceglie di non votare è fondamentale.

Non è solo disillusione o apatia, spesso è un grido silenzioso di frustrazione verso un sistema che sembra non ascoltare. È la sensazione di essere perduti in un mare di politica dove le individualità sembrano non contare.

 

È il bisogno di essere riconosciuti, ascoltati e rappresentati.

 

L’appello finale è duplice.

Ai cittadini sardi, un invito a riappropriarsi del proprio potere democratico, a riconoscere che ogni voto è una tessera nel mosaico della nostra comunità. E a chi sarà eletto, una richiesta profonda. Ascoltate ogni voce, anche quelle non espresse nelle urne. Governate con l’umiltà e la consapevolezza che essere il Presidente di tutti significa rappresentare anche chi ha scelto il silenzio.

Solo così la Sardegna potrà navigare verso un futuro in cui ogni voce, ogni sussurro, viene ascoltato e valorizzato.

 

Umilmente Vostro

Nicola

 

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