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Le istituzioni rubate.

Le istituzioni rubate.

 

Perché il Nobel 2024 ci ricorda che abbiamo perso decenni correndo nella direzione sbagliata.

Il Premio Nobel per l’Economia 2024 è stato assegnato a Daron Acemoglu, Simon Johnson e James A. Robinson per gli studi su come le istituzioni si formano e influenzano la prosperità. 

Il comunicato ufficiale della Real Accademia Svedese sottolinea come abbiano dimostrato che istituzioni socio-politiche estrattive (che sfruttano la popolazione) ostacolino la crescita, mentre istituzioni inclusive (che garantiscono regole di diritto e opportunità diffuse) favoriscano il benessere a lungo termine. 

Ad esempio, analizzando la colonizzazione europea del XVI secolo, hanno mostrato che aree dove si insediarono molti coloni (come parte del Nord America) si sono sviluppate con istituzioni inclusive e oggi sono ricche, mentre regioni colonizzate con scarsa immigrazione europea (come molte colonie tropicali) hanno ereditato istituzioni estrattive e oggi sono povere. 

In termini pratici, evidenziano che le differenze di benessere tra paesi (oggi circa 30 volte tra i più ricchi e i più poveri) dipendono in gran parte da queste istituzioni storiche.

Acemoglu, Johnson e Robinson (2001, 2002) mostrarono che le regioni relativamente ricche al tempo della colonizzazione (es. impero azteco o Incas) sono oggi tra le più povere, mentre le aree inizialmente povere (es. Nord America) sono diventate più ricche. Questa reversal of fortune è stata spiegata usando la mortalità dei coloni come strumento: dove la mortalità era alta (colonizzazione per sfruttamento), si instaurarono istituzioni estrattive e ora il PIL pro capite è basso. Al contrario, in regioni a mortalità bassa vennero insediate élite europee con istituzioni inclusive, che garantirono prosperità nel lungo termine.
Gli autori definiscono istituzioni inclusive quelle in cui il diritto di proprietà e politico è garantito a larga parte della popolazione, incentivando investimenti, innovazione e partecipazione economica. Le istituzioni estrattive, al contrario, concentrano il potere in pochi e garantiscono vantaggi solo ai governanti. In queste, gli investimenti risultano rischiosi e i cittadini privi di protezioni legali. Le loro analisi mostrano che istituzioni estrattive generano guadagni di breve termine solo per l’élite al potere, ma non sostengono la crescita: i settori al potere forniscono promesse di riforme, ma nessuno si fida, perciò non avviene alcun miglioramento. Al crescere della minaccia rivoluzionaria, però, gli estrattori possono trovarsi costretti a liberalizzare: nel confronto tra Nogales (USA) e Nogales (Messico), ad esempio, si osserva come a nord (USA) abbiano prosperato istituzioni libere e democratiche, mentre a sud (Messico) la storia di regime a partito unico abbia ostacolato sviluppo e investimenti.
Questi tre studiosi hanno anche sviluppato modelli formali che spiegano come e quando un paese può uscire da un regime estrattivo. In sintesi, le élite che beneficiano delle istituzioni estrattive tendono a bloccare le riforme fintanto che restano al potere, poiché non possono garantire credibilmente riforme future. Tuttavia, in presenza di gravi tensioni (es. minaccia rivoluzionaria) esse possono cedere parte del potere e instaurare democrazia per mantenere la stabilità. In definitiva, i Nobel per l’economia mostrano che la transizione a istituzioni inclusive (democrazia, stato di diritto) è possibile ma complessa e richiede spesso pressioni interne o esterne per instaurare partecipazione e garanzie condivise.
Il 20% dei paesi più ricchi ha oggi un reddito pro capite circa 30 volte superiore a quello del 20% più povero. Questa fortissima disuguaglianza globale sottolinea l’urgenza dello studio sui determinanti istituzionali del benessere. In particolare, i Nobel 2024 segnalano che solo riforme istituzionali profonde – estendendo diritti economici e politici – possono ridurre il divario di ricchezza fra nazioni.

Le conclusioni dei Nobel 2024 sono estremamente rilevanti oggi. 

Lo scarto di ricchezza fra Stati rimane enorme e la pandemia di COVID-19 insieme a conflitti recenti (guerra in Ucraina) hanno acuito fragilità sociali già esistenti. 

Forti istituzioni inclusive sono essenziali per affrontare queste sfide: come nota Acemoglu, per la salute a lungo termine di qualsiasi economia «non c’è probabilmente niente di più importante delle sue istituzioni. Se qualcuno – presidente, politico o partito – danneggia quelle istituzioni, questo è il problema su cui dobbiamo concentrarci». In un’epoca di crescente malcontento popolare, Johnson avverte che «la democrazia deve produrre prosperità condivisa, altrimenti la gente si pone domande sul sistema»; altrimenti, il populismo rischia di aggravare le disuguaglianze esistenti. Del resto, Acemoglu evidenzia che in molti paesi sviluppati il sostegno alla democrazia è ai minimi storici, segnale della sfiducia crescente nelle istituzioni quando non sono in grado di assicurare sviluppo e parità.

Oggi l’urgenza di queste tematiche è amplificata dalla crisi del modello economico dominante: per decenni si è privilegiata la crescita economica di breve termine (spesso attraverso liberalizzazioni finanziarie e politiche austeritarie), in molti casi incrementando il potere di élite ristrette e trascurando la costruzione di istituzioni inclusive. Come evidenzia Johnson nel suo libro 13 Bankers, le politiche di deregolamentazione finanziaria possono portare a crisi ricorrenti e a una distribuzione della ricchezza sempre più concentrata. I Nobel invitano a correggere la rotta passando a politiche che rafforzino la cittadinanza economica e politica – ad esempio investimenti in istruzione e sanità, trasparenza e regole uguali per tutti – in linea con quanto dimostrato dalla loro ricerca. Soltanto così, ribadiscono gli economisti, sarà possibile ridurre le storture della globalizzazione e dell’economia di mercato che negli ultimi anni hanno spesso avvantaggiato pochi a scapito dei molti.

 

Only my two cents.

Per riflettere insieme.

Un sorriso, Nicola



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