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L’età degli attentati

L’età degli attentati

Viviamo un tempo, in Sardegna, che sta assumendo una dimensione epocale, come l’età del Rame o quella del Ferro, che definirei “l’età degli attentati.”

Questa “Cultura” nata nell’entroterra e ormai sviluppata in tutta l’isola, vive il suo massimo splendore nell’attacco ai simboli Istituzionali, talvolta anche a chi li rappresenta e ai familiari.

Potremmo fermarci qui e condannare risolutamente ogni forma di violenza contro istituzioni, amministratori e cittadini sistematicamente colpiti, oppure andare oltre, tentare di fare un gradino più su e capire le cause di questa inaccettabile forma di “protesta” che riscuote tanto successo.

È scomodo da dire, ma probabilmente l’humus sociale delle nostre comunità è troppo accomodante: sicuramente il “vecchio” sentimento derivato dall’aver subito un’ingiustizia o un torto da percorsi legali (nei tempi e nei modi della legge) è l’aspetto più nobile di  tanta diffidenza, tuttavia sta dilagando quell’atteggiamento che tende a “giustificare e minimizzare” ogni azione di finta “balentia”. È in questo contesto che nasce il protagonista di quest’età, il forgiatore di questo metallo violento: l’attentatore! Per lui i familiari trovano parole concilianti, non esiste la parola “persone” ma un delicatissimo “Collegio”. E poi i rituali classici, una volta rientrato a casa dal “Collegio”, bisogna farsi vedere in giro, magari al bar per offrire da bere a tutti e ricevere la sacra formula “a chent’annos un’atera!”  con i commenti condivisi contro l’accanimento de sa mala zustissia, che mai si scaglia contro i veri delinquenti…

Come detto, un ambiente che giustifica e minimizza,  finisce per deresponsabilizzare e assecondare le azioni anonime e quindi vigliacche, quelle della notte. Un contesto nel quale delinquere con atti vigliacchi non è normale, è un valore!

In quest’epoca storica, capita che in occasione di qualche delitto la gente si rechi dalla parte offesa, porti solidarietà e trovi parole di condanna per la violenza subita ma prima di rientrare a casa, non può mancare la visita alla famiglia del reo per esprimere vicinanza, dire che sono le brutte compagnie a traviare il bravo ragazzo, che paga per tutti…

Ecco, in questa epoca dell’attentato con pochi gesti e atteggiamenti stiamo sostituendo abitudini e valori dell’Epoca precedente, stiamo preparando il terreno a ben altri livelli di infiltrazione delinquenziale, con risultati di macerie e devastazione, non solo di calcinacci ma anche di qualità degli amministratori o potenziali tali, che considerati i rischi, si allontanano dalla vita amministrativa delle nostre comunità.

E allora fermiamoci a riflettere, lo dice chi (personalmente e la sua giunta) di attentati ne ha subito diversi e ha rischiato la vita sua e della famiglia, bambini compresi; facciamo fiorire un’altra epoca, un’età florida, dove i nuovi metalli siano sviluppo, evoluzione e innovazione ma anche e soprattutto, responsabilità sociale, culturale e di pensiero adeguata ai tempi nostri. Le sfide del presente e dell’imminente futuro sono ben lontane dall’essere vinte abbattendo il portone di un comune. Sapendo che non è sufficiente, dobbiamo comunque ripartire da una ferma condanna degli atti di violenza contro i presidi territoriali della democrazia con la solidarietà e vicinanza alle comunità colpite. Lanusei, Oniferi e Ottana sono le ultime, ma l’elenco è davvero troppo lungo. Come la lista dei problemi delle nostre comunità per affrontare i quali, ora,  dobbiamo sviluppare un’altra Età storica.

Gian Paolo Marras

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