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LETTERA APERTA A MASSIMO ZEDDA

LETTERA APERTA A MASSIMO ZEDDA

Caro Massimo,
queste vogliono essere le riflessioni di un “nuorese della diaspora” profondamente innamorato
della città di Cagliari. Mi rivolgo a te perché penso che tu sia il migliore interprete dell’anima più
profonda di questa città. Cagliari è una città bellissima, figlia di una storia antica. Una storia
scolpita nelle pietre, come i segni del tempo sul viso di un marinaio.
Nelle pietre è possibile scorgere il passaggio degli uomini che le hanno calpestate, l’alternarsi delle
dominazioni, così come il sovrapporsi delle culture. Tutte hanno lasciato qualcosa di prezioso:
Cagliari è un crogiuolo di culture che si sono sedimentate nei secoli.
La stessa cultura che si può respirare a Barcellona come a Marsiglia, a Beirut come al Cairo, a
Tunisi come ad Algeri: un aura figlia della “grande madre Mediterranea”.
Ho imparato ad amare Cagliari vivendola.
Oggi, caro Massimo, ricade su di te la responsabilità di preservare quel volto antico e allo stesso
tempo di delineare i contorni di una città che vuole proiettarsi da protagonista nella modernità,
nella innovazione, nel futuro.
Una Cagliari del futuro necessariamente inserita in un contesto più ampio: la Sardegna, il
Mediterraneo, l’Europa. Per fare questo bisogna ricorrere ad un pensiero grande, ambizioso,
capace di riportarla al centro del confronto politico, economico, sociale e culturale, sia regionale,
che nazionale ed europeo. Una centralità che, negli ultimi anni, è andata smarrendosi, facendo
emergere l’immagine di una città ripiegata su sé stessa, intenta a specchiarsi in un aristocratico
isolamento.
Per troppo tempo Cagliari è stata vista, dalla restante parte della Sardegna, come “straniera
all’isola”. Una città egoista, che guardava dritta davanti a sé, e solo con riluttanza e un po' di
fastidio voltava il capo per guardare verso la Sardegna. Una Sardegna vissuta come distante,
diversa da sé, quasi un orpello o, peggio una zavorra che le impediva di protendersi verso il suo
orizzonte.
Cagliari deve diventare il motore di un nuovo protagonismo che faccia da traino alla crescita
dell’intera comunità regionale.
Bisogna allora ripensare la città in rapporto al suo “interno” e al suo “esterno”.
Nel prossimo futuro la Sardegna perderà circa il 30 per cento della popolazione attuale, come
conseguenza di un tasso di natalità tra i più bassi in Europa e di una percentuale di popolazione
anziana tra le più alte al mondo. Cagliari perde ogni anno, circa 2000 abitanti, a tutto vantaggio dei
“paesi quasi città” dell’hinterland. La sua condizione sarà sempre più quella di una città cinta
d’assedio dalla crescita di quei centri urbani che assumeranno le sembianze di città senza anima.
Senza una programmazione lungimirante, ed una buona dose di fantasia, il suo destino sarà quello
di tutti i capoluoghi e capitali amministrative: città di uffici che si popolano al mattino e si
svuotano al pomeriggio, per diventare alla sera delle città fantasma, popolate di ombre.
Bisogna iniziare, sin da oggi, a costruire un’alleanza con i “paesi quasi città” che compongono
l’area vasta di Cagliari, per la creazione di un sistema integrato, di trasporti, di opportunità di
sviluppo: integrazioni di funzioni, forti interazioni economiche, sociali, culturali. Politiche abitative,
servizi, incentivi, facilitazioni a favore dei giovani. Solo se i giovani popoleranno la città, Cagliari
vivrà. Un’alleanza che coinvolga l’intera area metropolitana, senza gerarchie precostituite.
Ma Cagliari è immersa nel Mediterraneo.
Le grandi economie emergenti – Cina, India, Corea del Sud – sono in definitiva delle grandi
fabbriche che producono un’enorme quantità di merci che devono necessariamente raggiungere il
più vasto e ricco mercato del mondo: l’Europa. Queste merci, attraverso il canale di Suez, arrivano
nel Mediterraneo e al centro c’è Cagliari. Merci, capitali, persone che bisogna intercettare.

Cagliari, il suo porto turistico e commerciale, il suo porto canale, può diventare la porta d’ingresso
delle grandi economie asiatiche in Europa.
Ma tutto questo sarà possibile se la città sarà capace di offrire collegamenti navali ed aerei
moderni ed efficienti, relazioni industriali adeguate, sicurezza, una pubblica amministrazione
efficace, ospedali di alta specializzazione. Se Cagliari e la Sardegna saranno capaci di investire in
innovazione e conoscenza, nel capitale umano innovativo, nella ricerca, nella scuola,
nell’Università. Se la città saprà offrire ai turisti – non solo cinesi, indiani, coreani – le sue
straordinarie bellezze naturalistiche e paesaggistiche, il suo mare, le sue spiagge, la sua cultura, le
sue tradizioni.
Se il futuro dell’Europa è sempre più al sud, quello dell’Africa è al nord, e Cagliari è al centro del
Mediterraneo. La città, il suo hinterland, possono diventare la piattaforma logistica tra la sponda
sud e l’Europa.
Oggi che i paesi del Maghreb e del Medio Oriente sono investiti da una grave crisi economica, da
guerre sanguinose, Cagliari può diventare lo snodo di quella politica di cooperazione e di pace tra
l’Europa e i popoli della sponda sud del Mediterraneo, volta ad arginare la migrazione di milioni di
uomini e di donne in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle malattie, dalle tirannie.
Nel nostro mare, quello che lambisce le nostre coste, la nostra splendida città, si decideranno i
destini non solo dei popoli che vivono sulle sue sponde, ma i destini stessi dell’umanità.
A pensarci bene, la Cagliari del futuro vive già nel presente. E quel presente oggi, Massimo, sei tu.

Un fraterno saluto,
Massimo Dadea

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