L’UE ha bisogno di un Fondo Sociale forte per mantenere le sue promesse. La Sardegna faccia sentire la sua voce.
L’Unione Europea è al lavoro sul prossimo bilancio pluriennale, un passaggio cruciale che determinerà come verranno investiti miliardi di euro nei prossimi anni. Questi negoziati avranno effetti concreti anche su regioni marginali come la Sardegna, tradizionalmente destinatarie di risorse rilevanti per l’attuazione delle politiche di coesione europea. Ma i segnali sono allarmanti: si
profilano tagli significativi alle politiche sociali e un crescente spostamento delle risorse verso la difesa e la competitività industriale.
La Commissione ha infatti proposto un nuovo regolamento sul Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), che prevede il dirottamento delle risorse attualmente destinate all’inclusione e al lavoro verso nuove priorità legate alla sicurezza e all’industria. Si tratta di una decisione che rischia di svuotare di significato uno degli strumenti più efficaci per la coesione e l’inclusione sociale
dell’Unione con una ricaduta su tutti i territori che, come la nostra isola, hanno una situazione socio economica ancora complicata.
A confermare questa tendenza preoccupante sono anche due notizie recenti da Bruxelles: lo smantellamento dell’Unità Economia Sociale presso la Direzione Generale per il Mercato Interno (DG GROW), con effetto dal 1° maggio, e la cancellazione dei bandi COSME, che fino ad oggi hanno sostenuto crescita, innovazione e resilienza delle piccole imprese e dell’economia sociale.
La dimensione sociale dell’Europa è a rischio
Nel 2023, ben 94,6 milioni di persone in Europa erano a rischio di povertà o esclusione sociale. Tra loro, quasi un bambino su quattro. Nonostante lievi miglioramenti rispetto agli anni precedenti, le organizzazioni della società civile segnalano un aumento delle forme estreme di povertà, con richieste crescenti di supporto per beni alimentari, bollette e affitti.
Eppure, l’UE si è impegnata a ridurre significativamente la povertà entro il 2030: l’obiettivo è sottrarre almeno 15 milioni di persone a questa condizione, di cui almeno 5 milioni di bambini. Un traguardo che sarà irraggiungibile senza investimenti adeguati, misure strutturali e una chiara volontà politica.
Un Fondo Sociale forte è una scelta strategica
Il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) ha già dimostrato la sua efficacia nel creare occupazione, promuovere la formazione, favorire l’inclusione e sostenere le fasce più vulnerabili con sperimentazioni di percorsi/processi e programmi che hanno consentito a molti di poter migliorare le proprie competenze e potersi efficacemente inserire o migliorare la propria condizione
socio/lavorativa. È uno strumento che ha toccato la vita di milioni di cittadini, famiglie e imprese, con un impatto reale e misurabile, soprattutto nelle regioni più svantaggiate, come la Sardegna.
Spostare risorse da queste politiche verso l’industria bellica o la competitività rischia di compromettere la coesione sociale, aumentare la polarizzazione e alimentare la sfiducia nelle istituzioni europee.
Cosa serve nel prossimo bilancio UE?
Un Fondo Sociale Europeo autonomo e rafforzato, con fondi maggiori, non minori.
Risorse dedicate alla formazione, all’occupazione, all’inclusione sociale, alla lotta alla povertà educativa, al welfare abitativo, ad una nuova e maggiore attenzione alle famiglie.
Un partenariato forte tra istituzioni pubbliche, territori, società civile e attori dell’economia sociale, per un impatto condiviso.
Il ripristino e il rilancio dei programmi COSME e delle strutture dedicate all’economia sociale, come l’unità soppressa in DG GROW.
Misure per l’occupazione di qualità e riforme sociali orientate al rafforzamento dei diritti e dei servizi essenziali consentendo, nel tempo di attuare veramente delle politiche e attività mirate a migliorare la qualità della vita e a promuovere la salute e il benessere di individui e comunità superando approcci dettati esclusivamente da condizioni e situazioni in regime emergenziale.
L’Europa non può permettersi di arretrare sulla giustizia sociale. È tempo di investire nelle persone partendo dalle comunità locali.
La Sardegna faccia sentire la sua voce a Roma nella Conferenza delle Regioni e a Bruxelles nel Comitato delle Regioni e nel Forum delle Regioni Insulari Europee.



