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Ma ai giovani qualcuno ci pensa davvero?

Cagliari, 1 febbraio 2024

Ma ai giovani qualcuno ci pensa davvero?

Dovrebbe essere unanime che la partecipazione sia uno dei principi guida che dovrebbero essere applicati in tutte le politiche e attività riguardanti i giovani. Riconoscendo, cioè, che tutti i giovani sono la risorsa principale per ogni società, tutte le politiche e attività riguardanti i giovani dovrebbero promuovere e difendere il loro diritto a partecipare all’elaborazione, all’attuazione e al follow-up delle politiche che incidono su di loro (e non solo quelle) attraverso un loro significativo coinvolgimento.

Le politiche dovrebbero anche essere sviluppate tenendo conto dei cambiamenti apportati dalla comunicazione digitale che incidono sulla partecipazione democratica e civica.

I giovani sono i principali agenti di sviluppo economico, di cambiamento sociale e di innovazione, sono portatori sani di progresso perché domandano contemporaneità e richiamano costantemente al presente, anticipando scelte ed esperienze con una precocità importante. Il loro coinvolgimento nella ricerca di risposte ai problemi e alle sfide della società è essenziale al fine di consentire a tutti di trarre pieno vantaggio dalle loro capacità di trovare soluzioni funzionali, significative e sostenibili.

 

Ricordiamo un dato macro sulla popolazione sarda (2021):

  • da 0 a 17 anni è il 13%
  • da 18 a 24 anni è il 7%
  • da 25 a 44 anni è il 21%
  • da 45 a 64 anni è il 33%
  • da 64 in su è il 26%

 

Oggi, evidentemente, i giovani in Sardegna sono una minoranza sociale, crescono in un contesto con carenza di opportunità e poca conoscenza di quelle esistenti, una inadeguatezza di risposte da parte delle Istituzioni, una scuola e una Università che forma poco per il lavoro, una costante tendenza verso l’individualismo. C’è poi la questione, sempre più importante, dell’emigrazione dei giovani.

 

Ci possono essere soluzioni?

Informare e ascoltare i giovani, e coinvolgerli sulle scelte che li riguardano.

I giovani sono poco interessati alle forme tradizionali di partecipazione, vanno prima ascoltati ed interpellati là dove sono (quindi anche su internet e sui social network). Ciò per poi portare loro le novità su argomenti su cui è importante che da una parte siano informati e dall’altra che si esprimano, riconoscendo loro questo diritto. Da qui, attivarsi per disporre di una funzione di informazione e ascolto attivo dell’universo giovanile, attraverso smartphone, con APP e messaggistica (notifiche in tempo reale sulle varie opportunità). Saranno poi i ragazzi e le ragazze a decidere se attivarsi o meno e richiedere le informazioni che individuano come rilevanti, sempre con la possibilità di un coinvolgimento dal vivo. Non è vero che i giovani non vogliono partecipare, lo fanno però su canali, piattaforme, modalità diverse da quelle utilizzate fino ad ora.

 

Diffondere sui territori il maggior numero possibile di spazi giovanili, riusando i luoghi che già esistono, aprendo le scuole nei territori, valorizzando nuovamente gli oratori.

E’ importante prevedere percorsi di animazione per queste azioni di riuso, basate sulla progettazione partecipata, che permettano anche l’individuazione di un soggetto gestore ed un accompagnamento alle fasi iniziali.

 

Promuovere percorsi di animazione socio educativa, volontariato, servizio civile e mobilità all’estero. Vanno promossi questi percorsi di youth work, fondati su un processo di apprendimento non formale e informale e sulla partecipazione volontaria. L’animazione socio educativa impegna i giovani in un periodo di sviluppo significativo della loro vita e si colloca pertanto in una posizione ideale per rafforzare lo sviluppo, il benessere e l’inclusione sociale.

Promuovere l’apprendimento di competenze chiave spendibili sul mercato del lavoro, insieme ad azioni serie di orientamento alla vita, contribuendo allo sviluppo dell’autonomia, della responsabilizzazione e dello spirito imprenditoriale, della creatività, della consapevolezza culturale e sociale, e dell’innovazione dei giovani, della partecipazione sociale, dell’impegno volontario, della cittadinanza attiva, dell’inclusione.

 

I giovani desiderano assumere il controllo della propria vita, relazionarsi con gli altri e sostenerli. Per molti di loro il futuro è reso incerto dalla globalizzazione e dai cambiamenti climatici, dalle evoluzioni tecnologiche, dalle tendenze socioeconomiche e demografiche, dal populismo, dalla discriminazione, dall’esclusione sociale e dalla circolazione di fake news.

Occorre prestare particolare attenzione ai giovani che rischiano di essere emarginati sulla base di potenziali fonti di discriminazione quali l’origine etnica, il genere, l’orientamento sessuale, la disabilità, la religione, le convinzioni personali o le opinioni politiche.

L’esclusione socioeconomica e l’esclusione democratica vanno di pari passo.

 

La Sardegna non può permettersi lo spreco di talenti, l’esclusione sociale o il disimpegno dei giovani. I giovani dovrebbero non soltanto essere artefici delle proprie vite, ma anche contribuire a un cambiamento positivo della società. E’ necessario che questi rispecchino le loro aspirazioni, la loro creatività, le loro passioni e rispondano ai loro bisogni.

 

Autonomi, competenti, anti-fragili, attivi, protagonisti, appassionati.

Felici.

Li immagino così.

Ci sono tante testimonianze del desiderio di molti giovani di partecipare e rendersi autonomi, felici.

Mettiamoli insieme, aiutiamoli, mettiamoci al loro servizio.

Ci stupiranno.

 

Un abbraccio, Daniele

 

 

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