Memento.

Cagliari, 13 maggio 2024

 

Memento.

 

In un’epoca in cui i cambiamenti socio-politici e ambientali incidono profondamente sul tessuto della vita quotidiana, emergono questioni cruciali riguardo a chi detiene il potere decisionale e a chi dovrà vivere con le conseguenze di tali decisioni. È innegabile che esista un divario significativo tra coloro che formulano le politiche e coloro che ne subiranno gli effetti più a lungo, ovvero le generazioni future. Questa discrepanza pone una sfida fondamentale per la democrazia e per la giustizia intergenerazionale.

I decisori politici, spesso più avanti negli anni, tendono a concentrarsi su problemi immediati, influenzati dalle pressioni del mandato elettorale e dalle esigenze di un elettorato attuale che richiede soluzioni rapide e tangibili. Questo orientamento al breve termine può risultare problematico quando si tratta di affrontare questioni che richiedono una visione a lungo termine, come il cambiamento climatico, la riforma pensionistica o l’innovazione tecnologica. La natura stessa delle carriere politiche, con cicli elettorali che raramente superano i cinque anni, non incentiva un approccio lungimirante.

D’altra parte, i giovani, che sono i destinatari biologici delle politiche odierne, spesso si trovano esclusi dai processi decisionali. Nonostante siano loro a dover affrontare le conseguenze a lungo termine delle decisioni prese oggi, la loro voce rimane marginalizzata in molti contesti politici. Ciò è evidente in ambiti come la politica ambientale, dove le decisioni prese ora determineranno la qualità dell’aria, dell’acqua e delle risorse naturali per decenni a venire.

La mancanza di rappresentanza giovanile nei processi decisionali non è solo una questione di equità, è anche un problema di efficacia politica. Senza il contributo di coloro che sono più investiti nel futuro, le politiche rischiano di essere non solo inadeguate, ma anche inopportune. Questo divario genera una sorta di debito democratico, dove le decisioni prese da una generazione gravano su un’altra che non ha avuto modo di esprimere il proprio consenso o dissenso.

L’urgenza di affrontare questo problema è evidenziata dall’aumento della mobilitazione giovanile in tutto il mondo. Movimenti come Fridays for Future e altre iniziative guidate dai giovani per il clima mostrano una crescente consapevolezza e volontà di lottare per un futuro sostenibile. Questi giovani attivisti stanno spingendo per un cambiamento radicale nel modo in cui le decisioni vengono prese, chiedendo una maggiore inclusione nei processi decisionali e politiche che considerino seriamente gli impatti a lungo termine.

Affrontare questo divario generazionale richiede una riflessione profonda e innovazioni istituzionali. Potrebbero essere esplorate forme di rappresentanza giovanile più dirette, come consigli di giovani consultivi con un reale potere decisionale, o persino meccanismi come il voto custode, dove i genitori esercitano un voto in nome dei loro figli minori. Inoltre, è necessario un cambio di mentalità che riconosca la legittimità e l’urgenza delle preoccupazioni delle generazioni più giovani.

In conclusione, la sfida di allineare i decisori attuali con gli interessi delle generazioni future è una delle questioni più pressanti del nostro tempo. Riconoscere e agire su questo divario non è solo una questione di giustizia; è essenziale per garantire un futuro sostenibile e democraticamente legittimo. La soluzione potrebbe non essere semplice, ma è fondamentale affrontare questa crisi di rappresentanza con creatività e determinazione.

 

Con attenzione, Nicola

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